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All’inizio della guerra gli austriaci prevedevano di organizzare sulla cresta principale del Lagorai la linea difensiva con la quale speravano di trattenere temporaneamente gli italiani dall’invadere da oriente il Tirolo meridionale. Nel tratto compreso tra il Kreuzspitz (monte Croce) e forcella Valsorda i valichi principali da difendere erano il passo Cadino (Mangheneti, attraversato da importante mulattiera), il giogo del Manghen (semplice sentiero), il valico di forcella Montalon (semplice tratturo per greggi e mandrie). La posizione del nodo di Valpiana era fondamentale per permettere il controllo sia della Val Calamento e della Valsolero ad ovest, sia della Val Campelle e della Val Montalon ad est. Dalla cresta principale del Lagorai tra Ziolera e Pala del Beco, lo sperone di Valpiana si stacca infatti come una penisola che scende, tra Val Montalon/Campelle e Valsolero/Calamento, articolandosi dapprima in un roccioso crestone che culmina alla cima Valpiana propriamente detta (q. 2368) e poi discende alla forcella delle Maddalene risalendo poi sul monte Setole, rotondo panettone prativo, dal quale un ampio “seolé” (prato in pendenza, coperto di “seola”, erba filosa ed aspra; da qui il nome del monte) cala dapprima su malga Valpiana e poi su malga Cere. Le trincee austriache salivano dalla località Baessa, in Val Calamento (dove era organizzato un approssimativo sbarramento stradale della mulattiera, con cavalli di Frisia ed una trincea trasversale) fino al Bortolo di Ziolera. Da qui si portavano alla vicina forcella Valpiana (q. 2339, toponimo non usato oggidì ma così indicato dagli italiani) e proseguivano poi per quota 2364 (“Grosse Valpiana”, o Valpiana grande, nelle carte austriache). Le trincee piegavano quindi a nord lungo la cresta rocciosa per portarsi verso la forcella Pala del Beco ove ritornavano sul crinale principale della catena montana. Sul monte Setole (“Kleine Valpiana”, Valpiana Piccola, nelle carte austriache) era stato realizzato un ridotto trincerato e protetto da cavalli di Frisia, con funzione di semplice “Feldwache” (avamposto), usualmente presidiato da pochi uomini e non destinato a strenua resistenza in caso d’attacco a causa della sua esposizione e della difficoltà a rifornirlo lungo l’esposta cresta delle Maddalene ed i pendii scoperti di Cima Valpiana.

Entro l’ottobre 1915 gli italiani avanzarono in Val del Maso fino a Pontarso e al nodo Salubio/Ciste. Il 9 ed il 14 settembre due pattuglie di fanti ed alpini arrivarono sotto la cima del Setole, senza raggiungerla, sorprendendo un quartetto di austriaci a malga Cere (parte uccisi e parte catturati) e perdendo ogni volta un caporale (classificato come disperso, ma in realtà datosi prigioniero).Il 18 ottobre, nel contesto di un’azione offensiva complessiva del V corpo d’armata, vi fu il primo vero attacco nella zona: un battaglione di fanteria ed uno d’alpini (il btg Val Cismon) attaccarono il Setole (fanti saliti da Spinelle ed alpini risaliti da Val Montalon) dove gli austriaci erano qualche decina. I fanti, verso mezzogiorno, erano bloccati sotto il cocuzzolo sommitale ed il Val Cismon, arrivato all’altezza di Montaletto ed incaricato di puntare di sorpresa alla cresta rocciosa a nord di Cima Valpiana, era fatto segno a fucilate, cioè era stato avvistato. Il comandante del reparto decise allora di appoggiare la fanteria, piegando a sinistra e risalendo da Montaletto sul Setole ed alla forcella delle Maddalene per bloccare la ritirata degli Austriaci. La cosa riuscì in parte, perché gli Austriaci si ritirarono in tempo, lasciando 5-6 morti sul Setole, e per le 14.00 la montagna era italiana. A sera, col buio, venne tentata la salita alla cresta di cima Valpiana dove si riteneva a ragione che gli austriaci fossero pochi (solo una compagnia) benché con due mitragliatrici. Ma durante la salita, davanti ai reticolati, una Roll-mine investì gli attaccanti provocando cinque morti (tra i quali il capitano Fausto Bianchi) e facendo fallire l’assalto. Il giorno dopo, una pallottola di rimbalzo uccideva Giovanni Divina, di Borgo, arruolatosi nell’esercito italiano benché cittadino austriaco. L’azione contro Valpiana venne ripetuta il 10 novembre: una compagnia guidata da Giuseppe D’Anna, fuoriuscito di Telve, doveva salire sul Bortolo di Ziolera dal costone della Baessa, un btg di fanteria doveva attaccare forcella Valpiana, il btg alpini Val Cismon avrebbe attaccato lungo lo spigolo che sale dalle Maddalene, il btg alpini Val Brenta lungo Val Montalon verso la forcella omonima e la cima Pala del Beco, il btg Feltre e la compagnia Baseggio verso Cima delle Buse dalla Costa di Montalon. L’azione venne sospesa per il maltempo (oltre 1 metro di neve caduto al mattino).

L’inverno fu durissimo sul Valpiana per gli austriaci (la compagnia di Kaiserjäger che lo presidiava venne decimata dai congelamenti e dalle malattie, dovendo svernare in semplici tende) e sul Setole per gli italiani. A primavera, gli italiani avanzarono (aprile) con una pattuglia che occupò q. 1787, modesta gobba sul crestone che dal Bortolo di Ziolera scende alla Baessa. Era una posizione assurda, dove potevano stare pochi uomini sempre esposti alle incursioni avversarie. L’offensiva del maggio 1916 obbligò il btg Val Cismon ad abbandonare il Setole pur senza essere stato attaccato, per evitare l’aggiramento e la cattura, e la montagna tornò agli Austriaci che sfruttarono le postazioni trincerate italiane sulla cima e sul crinale che scende alle malghe, allacciandole alla linea precedente su Cima Valpiana.

Tutto il crinale, da Cima Valpiana per la cresta delle Maddalene, il Setole e lo Spigolo di Tramenaga fino a Pontarso, divenne prima linea austriaca. Da Pontarso le trincee austriache uscivano lungo la valle del Maso poco sotto la strada Telve/Calamento, fino a Carzano. L’occupazione austriaca, a fine di maggio, approfittando della ritirata italiana si estese oltre il Maso sul massiccio di Cenon/Primalunetta ed in Val di Rudole. Ma la posizione era troppo esposta ed attaccabile da ogni lato e ai primi di luglio lo schieramento austriaco veniva definitivamente ritirato in destra Maso. Per tutto il resto del 1916 la guerra di Valpiana fu fatta di scontri di pattuglie in fondo Val Campelle tra gli Italiani e gli Standschützen del btg Meran e i cechi del I.R. 102 (che costruirono l’edificio in muratura noto come “Herta Miller Haus”, ospedalino da campo) sulla cresta tra Valpiana e Bortolo.

Nel 1917 le cose non si modificarono di molto fino all’ottobre: le pattuglie austriache scendevano a Pontarso o in Val Montalon e attaccavano i posti italiani di Cenon e di q. 1522 (spigolo del Croz di Conserie, poco sopra i Carlettini). Gli italiani, dal canto loro, miravano sempre ai ridottini fortificati austriaci attorno a malga Spinelle ed a Malga Campelletto, come pure verso “La Costa” di Montalon. Una ampia rete di teleferiche riforniva l’area dal versante di Cadino e nuove mulattiere vennero gradualmente costruite nell’area. Le due malghe di Cere e Valpiana vennero in questo periodo praticamente distrutte dal fuoco d’artiglieria italiano. Con i primi di novembre 1917 la ritirata italiana conseguente a Caporetto rese inutili anche le posizioni di Valpiana/Setole, che vennero semplicemente abbandonate dagli austriaci calati in Valsugana.

Nei tardi anni Venti venne infine smantellata la teleferica austriaca che dalla malga Cadinello saliva al lago delle Buse e, attraverso la forcella Ziolera, arrivava a Cima Valpiana.