{"id":1124,"date":"2019-06-28T14:44:23","date_gmt":"2019-06-28T14:44:23","guid":{"rendered":"http:\/\/www.mostradiborgo.it\/mdb-m\/?page_id=1124"},"modified":"2019-06-28T14:44:25","modified_gmt":"2019-06-28T14:44:25","slug":"il-trincerone-di-grigno","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/www.mostradiborgo.it\/mdb-m\/il-trincerone-di-grigno\/","title":{"rendered":"IL TRINCERONE DI GRIGNO"},"content":{"rendered":"\n<h2 class=\"wp-block-heading\">IL TRINCERONE: <strong>NASCITA ED EVOLUZIONE DELLO SBARRAMENTO DI VAL BRENTA A GRIGNO<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Prima della grande guerra, gli\napprestamenti difensivi di confine realizzati dal regno d\u2019Italia lungo il Canal\ndi Brenta, nel contesto della cosiddetta \u201cfortezza Brenta-Cismon\u201d, erano basati\nsulle due grandi tagliate stradali realizzate l\u2019una a livello dell\u2019ansa valliva\ndi Primolano e l\u2019altra alla stretta del Tombion, tra Primolano stesso e Cismon.\nLa prima, un vasto complesso fortificato composto dalla tagliata \u201cdella Scala\u201d\ne da quella \u201cdelle Fontanelle\u201d, non aveva tuttavia un esteso campo d\u2019azione a\ncausa della sua collocazione nella concavit\u00e0 che la valle del Brenta forma in\nquel punto. Ancora minore era, poi, la gittata consentita alle artiglierie\npostate nell\u2019opera del Tombion, sul fondo dell\u2019angusto canyon oggid\u00ec solcato da\nferrovia e superstrada. Per rimediare parzialmente a tali deficienze, entro il\n1914 erano stati approntate altre due opere aggiuntive: le due batterie in barbetta\ndi Col del Gallo (l\u2019opera superiore e l\u2019opera inferiore, poi integrate\ndall\u2019appostamento pi\u00f9 avanzato di Colle della Spina sopra il villaggio di S.\nVito) e soprattutto dalla batteria in caverna di Coldarco, in destra Brenta,\npoco sotto Enego. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Di fronte agli imponenti lavori di\nfortificazione italiani nella zona di confine sul fondovalle, iniziati nel 1882\ne ripresi con nuova lena nel 1906 dopo quasi dieci anni di interruzione\n(1896-1905) a seguito del disastro militare di Adua, l\u2019amministrazione militare\naustroungarica aveva mostrato un atteggiamento quasi assolutamente passivo:\nsolamente verso il 1904 avevano visto la luce i primi progetti, miranti a\nconsolidare la difesa del versante orientale del Tirolo italiano mediante delle\nopere corazzate da erigere sia in sinistra Brenta a Col Balestrina (oggi Col\ndella Cimogna, presso il ristorante \u201cIl Cacciatore\u201d sull\u2019altopiano di Celado) e\na monte Picosta, sia sulla destra orografica del fiume sul Colle di Val\nd\u2019Antenne. Lo \u201cSperre Grigno\u201d (Sbarramento di Grigno) prevedeva, per la\nchiusura della Valsugana, un complesso di ben sei costose opere corazzate di\nmodernissima concezione, ma la cronica carenza di fondi della duplice monarchia\ne l\u2019assoluta ostilit\u00e0 della componente ungherese del governo imperiale a\nqualunque impegno di fondi da destinare al rafforzamento militare del confine\ncon l\u2019Italia (a fronte, era l\u2019obiezione, della ben pi\u00f9 consistente minaccia\nrappresentata dalle armate dello sterminato impero russo) determinarono il\ncompleto abbandono di ogni ulteriore progetto fortificatorio. Le uniche difese\ncorazzate austriache efficienti nella valle del Brenta rimasero le ormai\nsuperate fortezze di Tenna e di Colle delle Benne, nei pressi dei laghi di\nLevico e Caldonazzo. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sin dallo scoppio della guerra\nitalo-austriaca (24 maggio 1915), comunque, la scelta strategica della\nmonarchia asburgica rese sostanzialmente inutilizzabili le opere fortificate\npermanenti precedentemente erette dall\u2019Italia presso il confine. Ritirando il\nproprio esiguo schieramento difensivo su una linea che dalla conca dei laghi di\nLevico e Caldonazzo seguiva il crinale principale del Lagorai fino a Passo\nRolle, l\u2019Austria-Ungheria spostava di fatto il fronte di Valsugana all\u2019interno\ndel territorio asburgico, ben oltre la gittata delle artiglierie installate nelle\nfortezze dello sbarramento Brenta-Cismon. Indubbiamente, con questa mossa, l\u2019impero\ndell\u2019aquila bicipite riusc\u00ec brillantemente nell\u2019intento di vanificare la\nsuperiorit\u00e0 avversaria in termini di strutture fortificate di confine.\nAltrettanto impegno, purtroppo, non venne profuso dall\u2019amministrazione militare\ne civile della contea del Tirolo, capitanato distrettuale di Borgo, nel\nprovvedere alla sicurezza della popolazione civile, che venne sostanzialmente\nabbandonata a s\u00e9 stessa nonostante ai pi\u00f9 fosse da tempo chiaro che la guerra\ncon l\u2019Italia era ormai, oltrech\u00e9 inevitabile, anche imminente. Agli abitanti\ndella bassa Valsugana, da Roncegno in gi\u00f9, venne semplicemente consigliato di\nallontanarsi sollecitamente dai centri abitati, spostandosi verso Trento da\ndove essi sarebbero poi stati smistati in attesa della conclusione del\nconflitto. Il 24 maggio 1915, pertanto, Grigno e Tezze registravano in pratica\nla sola assenza dei militari richiamati a partire dall\u2019agosto 1914: il resto\ndella popolazione era nella quasi totalit\u00e0 ancora tranquillamente residente nei\ndue villaggi nonostante l\u2019evacuazione del personale militare, di gendarmeria e\ndell\u2019amministrazione civile.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Bench\u00e9 nel primo giorno di guerra le\ntruppe italiane sul fondovalle non si fossero mosse oltre il confine (mentre\nsui rilievi laterali i reparti fiancheggianti avevano occupato la conca della\nBarricata e l\u2019altopiano di Celado), il 25 maggio il 43\u00b0 battaglione bersaglieri\nprocedeva all\u2019occupazione di Tezze partendo da Primolano con il comando e due\ncompagnie. L\u2019avanzata era appoggiata sulla destra da una terza compagnia che da\nFastro Bassanese procedeva a mezza costa sul fianco della valle scendendo infine\nal piano in localit\u00e0 Fontanelle. Per le 6:30 del mattino del 25 i fanti piumati\navevano il completo controllo del paese, mentre verso le 8:00 oltre 250 uomini\nerano schierati in avamposti tra Filipini e Pal\u00f9. Durante l\u2019azione, un\npattuglione della Regia Guardia di Finanza comandato dal maresciallo della\nstazione di Enego Gaetano Pizzighella (che cadr\u00e0 in azione in localit\u00e0 Cristo\nd\u2019Oro, presso Samone, il 26 giugno successivo) sorprendeva due militari\naustriaci distaccati in sussidio alla gendarmeria: essi furono i primi\nprigionieri di guerra nel settore Brenta-Cismon. Quattro giorni dopo, il 30 maggio,\ndue battaglioni dell\u201983\u00b0 reggimento fanteria della brigata Venezia ed una\nbatteria del 19\u00b0 reggimento di artiglieria da campagna (su 4 pezzi) occupavano\nGrigno, lo superavano e si schieravano sulla linea Selva- osteria del Tollo\nsenza incontrare alcun reparto avversario. Cinque giorni pi\u00f9 tardi l\u2019intero\ndispositivo militare italiano sul fondovalle veniva fatto avanzare, senza\nincontrare resistenza, fino alla stretta di Ospedaletto (ponte dei Gobi, all\u2019altezza\ndella stazione ferroviaria): Grigno e Tezze erano gi\u00e0 divenuti \u201cimmediata\nretrovia\u201d del fronte. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In un primo momento, il 5 giugno 1915, la\nlinea italiana parve dunque assestarsi all\u2019altezza di Ospedaletto, dove vennero\niniziati modesti lavori campali per sbarrare la valle all\u2019altezza della stazione\nferroviaria, appoggiandosi a sud alle pendici di Cima Caldiera e a nord allo\nstrategico Monte Lefre. Ma l\u2019avanzata italiana, che nei primi tre mesi di\nguerra si svilupp\u00f2 pressoch\u00e9 incontrastata fino alla conca di Borgo, determin\u00f2\nper le regie truppe la necessit\u00e0 di disporre di una sufficiente massa di\nartiglieria sulle nuove posizioni raggiunte; la carenza di armi d\u2019assedio fece\ndivenire \u201caccettabile\u201d la loro sostituzione con personale e pezzi del parco di\nartiglieria da fortezza precedentemente schierati nelle tagliate di confine.\nParimenti utili alla sistemazione delle nuove opere campali si rivelarono il\nparco d\u2019attrezzature del genio ed i reparti di zappatori provenienti dalla\nFortezza Brenta-Cismon. A fronte di questa \u201cfame\u201d di reparti tecnici e di\nmateriale da impiegare nelle nuove fortificazioni campali non desta meraviglia\nla scarsa attenzione dedicata dagli italiani all\u2019impostazione e, soprattutto,\nal consolidamento di linee di difesa arretrata: tutto ci\u00f2 che, in termini di\nuomini e di attrezzature, si rendeva via via disponibile veniva destinato al\nrafforzamento delle linee avanzate di recente acquisizione. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Durante la seconda met\u00e0 del 1915 e fino al\nmaggio 1916 lo schieramento italiano avanz\u00f2 lentamente, fino a trovarsi a\nridosso della linea principale di difesa austriaca, ma senza riuscire ad\nintaccarla in modo apprezzabile. In Valsugana, in particolare, l\u2019intensa\npressione italiana del marzo-aprile 1916 tra Val di Sella, Novaledo, Monte Broi\ne S. Osvaldo (pendici del Panarotta) provoc\u00f2 una violentissima reazione\naustriaca che, oltre ad infliggere gravi perdite e ad obbligare a un drastico\nripiegamento della linea su Roncegno e Marter, rese chiara per i comandi\nitaliani la necessit\u00e0 di approntare lungo la Valsugana degli sbarramenti\narretrati in grado di contenere eventuali sforzi offensivi avversari. Ma ormai\nsi era alle porte della \u201cOffensiva di Primavera nel Tirolo Meridionale\u201d, come veniva\nufficialmente definita la \u201cStrafexpedition\u201d dai comandi austriaci, e tutte le\nrisorse e le energie delle forze italiane erano state spese per il\nrafforzamento della linea avanzata Val di Sella- Zaccon \u2013 Larganza \u2013 Roncegno &#8211;\nMonte Collo e della linea principale Val di Sella \u2013 Armentera &#8211; S. Giorgio \u2013 Borgo\n\u2013 Ciolino &#8211; Salubio. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quando l\u2019inatteso successo delle azioni\ndimostrative organizzate dagli austroungheresi in Val di Sella apr\u00ec a questi\nultimi le strada lungo il corso del torrente Moggio fino ad Olle, determinando\nil crollo della linea avanzata italiana e di quella principale, il ripiegamento\ndelle regie truppe dalla conca di Borgo \u2013 Scurelle \u2013 Strigno &#8211; Agnedo non trov\u00f2\ncapisaldi gi\u00e0 approntati sui quali attestarsi, se non sul monte Civeron. Sul\nfondovalle, la mancanza di opere campali gi\u00e0 utilizzabili determin\u00f2 un potenzialmente\ndisastroso \u201ccul de sac\u201d, perch\u00e9 la linea italiana, attestata a sud sul Civeron\ne a nord sulle alture di Samone \u2013 Strigno &#8211; castel Ivano, si infletteva\npericolosamente al centro, lungo il Brenta, ove erano stati abbandonati Villa, Agnedo,\nIvano e Fracena, la localit\u00e0 Barricata di Agnedo e tutta la boscosa plaga delle\nMesole fino all\u2019altezza di Ospedaletto. Proprio questa inflessione rendeva\nvulnerabile il caposaldo del Civeron, che infatti cadde, attaccato da tre lati,\nil 26 maggio. Per arginare l\u2019avanzata austriaca risultarono estremamente utili\ni lavori iniziati nel giugno 1915, e successivamente sospesi, per lo\nsbarramento di Ospedaletto, che dalla fine del maggio 1916 al novembre 1917\nrappresent\u00f2 il caposaldo pi\u00f9 importante della linea principale italiana in fondovalle.\n<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma l\u2019offensiva austriaca aveva drammaticamente\nevidenziato l\u2019assenza di strutture difensive rilevanti in Valsugana dietro le\nprime linee, appalesando gli enormi rischi cui un eventuale sfondamento avrebbe\nesposto l\u2019intero schieramento e i settori settentrionale e meridionale adiacenti.\nEcco la ragione dell\u2019improvvisa ripresa, con mezzi infinitamente superiori, dei\nlavori fortificatori gi\u00e0&nbsp; iniziati nel 1915\nma poi trascurati per carenza di tempo, uomini e materiali. Il tenente\ncolonnello Antonio Dal Fabbro, gi\u00e0 direttore del genio dello Sbarramento\nBrenta-Cismon e successivamente comandante del genio della 15^ divisione in\nValsugana, venne incaricato di elaborare un disegno d\u2019insieme per una serie di\nrafforzamenti sulle linee prescelte dai &nbsp;comandi superiori. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La difesa italiana di fondo Valsugana\nvenne cos\u00ec organizzata su pi\u00f9 sistemi successivi di fortificazione campale,\nimperniati su una linea trincerata continua a sbarramento della parte\npianeggiante, pi\u00f9 vulnerabile, del solco vallivo; ai lati, dove le pendici dei\nmonti delimitanti salivano bruscamente verso l\u2019altopiano dei Sette Comuni e\nverso il Monte Lefre ed il massiccio di Monte Mezza, vennero progettati dei\ncaposaldi per artiglieria e mitragliatrici, in grado di appoggiare con fuoco\nincrociato e d\u2019infilata le trincee situate in basso. Una prima linea trincerata\nsi consolid\u00f2, cos\u00ec, da un lato all\u2019altro della valle, su precedenti lavori del\n1915, all\u2019altezza della stazione ferroviaria di Ospedaletto (\u201cponte dei Gobi\u201d),\npreceduta da una linea detta \u201cd\u2019osservazione\u201d organizzata non con trincee\ncontinue, bens\u00ec con capisaldi autonomi in grado di difendersi a 360 gradi sull\u2019argine\nsinistro del torrente Chieppena. Un posto avanzato era situato ad ovest del\nChieppena, alla stazione ferroviaria di Strigno &#8211; Agnedo. Dietro la linea di\nOspedaletto, che era parte integrante della linea principale di resistenza,\nvenne gradualmente organizzato il cosiddetto \u201csbarramento di Val Brenta a\nGrigno\u201d, al quale faceva seguito, ancora pi\u00f9 ad est, lo \u201csbarramento di Val\nBrenta a Tezze\u201d (realizzato tra il paese di Tezze e la frazione di Martincelli).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lo sbarramento di Grigno aveva grande\nimportanza per la resistenza dell\u2019intero settore: qualora, infatti, avesse\nceduto la linea di Ospedaletto, non sarebbe stato necessario evacuare il\nsettore settentrionale ed abbandonare la linea Samone \u2013 Strigno \u2013 Bieno &#8211; Monte\nLefre, n\u00e9 l\u2019altopiano del Tesino finch\u00e9 la linea di Grigno avesse tenuto. Essa,\ninfatti, tutelava l\u2019arteria principale di rifornimento di tutto il settore\ndelle cime di Rava e del Tesino, ovverosia la strada Grigno &#8211; Castel Tesino,\nrealizzata dai militari italiani ancora nel 1915 sulla sinistra orografica di\nval Grigno. Giungendo per ferrovia a Grigno, uomini e materiali di rinforzo\navrebbero potuto venire tranquillamente avviati alla prima linea senza temere\naggiramenti. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per la sua importanza, lo sbarramento di\nGrigno si avvaleva di una difesa \u201cstratificata\u201d a due fasce. Una prima linea\ntrincerata chiudeva la valle tra la frazione di Selva e la localit\u00e0 \u201costeria\nTollo\u201d: era una linea continua costituita da una trincea in terra, a cielo\naperto, rafforzata con legname e sacchi di sabbia, coperta da reti metalliche\ninclinate per la protezione dalle bombe a mano. La linea si interrompeva al\ncentro della valle, nell\u2019ampio greto ghiaioso del Brenta, dove ogni lavoro\ncampale era sostanzialmente impossibile, mentre si sdoppiava in sinistra Brenta\ntra Tollo e \u201costeria Puele\u201d. Una fascia di reticolati su cinque linee, ampia 20\nmetri, proteggeva la posizione delle fanterie, mentre da Selva alla sorgente\n\u201cBigonda\u201d una serie di appostamenti laterali permetteva di battere sul fianco\ndestro un eventuale assalitore. Nella parte centrale, il letto del Brenta era\nsbarrato da matasse di \u201ccatena reticolata\u201d. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il secondo \u201cstrato difensivo\u201d, quello\nprincipale, era stato realizzato all\u2019altezza del paese di Grigno. In pratica,\nl\u2019argine sinistro del torrente, dal paese alla confluenza nel Brenta, era stato\ntrasformato, sbancato e rialzato: nasceva cos\u00ec il \u201ctrincerone di Grigno\u201d, una\npossente opera campale costituita da una lunghissima postazione coperta, a\npareti in calcestruzzo, con numerosi accessi posteriori (quasi uno ogni dieci\nmetri) sbarrati da porte in legno e protetti da alte pareti in terra e sacchi\ndi sabbia. La copertura superiore, anch\u2019essa in spesso calcestruzzo, si\nestendeva per l\u2019intera lunghezza dell\u2019opera: secondo i documenti progettuali,\ntuttora esistenti presso l\u2019archivio del Genio militare a Roma, essa avrebbe\ndovuto essere irrobustita da una blindatura costituita da una piastra metallica\nannegata nel manto cementizio, ma di tale rafforzamento non esiste traccia in\nalcuna delle porzioni ove sia stato possibile esaminare lo spessore della\nvolta. In sua vece, si rinviene peraltro un rado ed approssimativo intreccio di\nreti metalliche. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">All\u2019interno, esaminato in sezione, il trincerone\npresentava un \u201ccorridoio di servizio\u201d, destinato a quella che potremmo definire\ncome \u201cmobilit\u00e0 trasversale\u201d e riservato al transito, ai rifornimenti di\nmunizioni e allo sgombero dei feriti. Anteriormente ad esso si trovava la\n\u201cbanchina di tiro\u201d, sorta di stretto marciapiede rialzato, che dava accesso\nalle feritoie ricavate nel lato occidentale dell\u2019opera, prospiciente il\ntorrente Grigno. Alla banchina si accedeva tramite un gradino intermedio,\nanch\u2019esso in cemento. L\u2019interno della fortificazione poteva essere illuminato\nelettricamente ed esistevano numerosi posti telefonici. Particolare cura era\nstata posta nella realizzazione delle feritoie: ogni postazione per fuciliere\npresentava un\u2019apertura rettangolare nella massa cementizia anteriore ed ogni\nforo era protetto da una piastra d\u2019acciaio, di quasi un centimetro di spessore,\ntrattenuta da quattro robusti perni metallici. Questo scudo aggiuntivo aveva\nnel centro un\u2019apertura trasversale ad angoli arrotondati, attraverso la quale\npoteva essere effettuato il tiro mirato. Immediatamente dietro alla struttura\nprincipale della fortificazione, al di sotto del piano di campagna, erano stati\nricavati ad intervalli regolari tre grandi vani protetti all\u2019interno dei quali\npotevano trovare riparo comandi e riserve del presidio. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La fortificazione, iniziando a monte dell\u2019abitato,\nsottopassava senza interrompersi la strada imperiale e cos\u00ec pure la linea\nferroviaria, dove erano state realizzate peculiari opere di consolidamento, ora\npurtroppo non pi\u00f9 visibili. Il letto del torrente Grigno era completamente\nsbarrato da gabbioni di reticolato e da catena reticolata, abbondantemente\nusata pure alla confluenza nel Brenta. Mine antiuomo attivate a strappo,\ndenominate \u201ctorpedini terrestri\u201d, erano sparse a profusione nell\u2019ampio ed in\ngran parte asciutto alveo del torrente. Oltre il corso d\u2019acqua, verso il\npotenziale attaccante, altri tre sbarramenti di reticolato su paletti in legno\nalti due metri, ciascuno di circa 20 metri di ampiezza, completavano la difesa.\nUna strada \u201cdi arroccamento\u201d, prosecuzione meridionale della strada di Val Grigno,\nsi staccava dalla strada imperiale e correva nella campagna, qualche decina di\nmetri dietro alla linea, per garantire l\u2019accesso agli autocarri dei\nrifornimenti. A nord, sul colle di San Udalrico, numerose postazioni per\nmitragliatrice in caverna e in Blockhaus permettevano di dominare la campagna\ndi fondovalle a ovest del Grigno. A sud, oltre la confluenza del Grigno nel\nBrenta, il trincerone proseguiva per svariate decine di metri sull\u2019argine\nsinistro del Brenta stesso per batterne il letto in concomitanza con analoghi\nappostamenti sulla sponda destra. Dalla confluenza, poi, la triplice fascia di\nreticolati svoltava ad angolo retto verso ovest e si portava verso le pendici\ndel Pizzo, a protezione di un sistema trincerato campale che saliva fino a q.\n600 e che aveva un caposaldo avanzato d\u2019angolo, a bassa quota, in localit\u00e0\n\u201cBersaglio\u201d. L\u2019intero settore trincerato in destra Brenta, pi\u00f9 avanzato\nrispetto al trincerone, permetteva di battere sul fianco destro il nemico che\navesse proceduto lungo il fondovalle direttamente contro il trincerone stesso.\nA settentrione, l\u2019ala destra del trincerone era inoltre protetta dalle pendici\ndel Sasso Rosso.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>IL TRINCERONE: NASCITA ED EVOLUZIONE DELLO SBARRAMENTO DI VAL BRENTA A GRIGNO Prima della grande guerra, gli apprestamenti difensivi di confine realizzati dal regno d\u2019Italia lungo il Canal di Brenta, nel contesto della cosiddetta \u201cfortezza Brenta-Cismon\u201d, erano basati sulle due grandi tagliate stradali realizzate l\u2019una a livello dell\u2019ansa valliva di Primolano e l\u2019altra alla stretta [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":0,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":{"footnotes":""},"class_list":["post-1124","page","type-page","status-publish","hentry"],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.mostradiborgo.it\/mdb-m\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/1124","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.mostradiborgo.it\/mdb-m\/wp-json\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.mostradiborgo.it\/mdb-m\/wp-json\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.mostradiborgo.it\/mdb-m\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.mostradiborgo.it\/mdb-m\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1124"}],"version-history":[{"count":1,"href":"http:\/\/www.mostradiborgo.it\/mdb-m\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/1124\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1125,"href":"http:\/\/www.mostradiborgo.it\/mdb-m\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/1124\/revisions\/1125"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.mostradiborgo.it\/mdb-m\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1124"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}