{"id":1121,"date":"2019-06-26T14:12:22","date_gmt":"2019-06-26T14:12:22","guid":{"rendered":"http:\/\/www.mostradiborgo.it\/mdb-m\/?page_id=1121"},"modified":"2019-06-26T14:12:23","modified_gmt":"2019-06-26T14:12:23","slug":"il-lungo-giorgio","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/www.mostradiborgo.it\/mdb-m\/il-lungo-giorgio\/","title":{"rendered":"IL LUNGO GIORGIO"},"content":{"rendered":"\n<h2 class=\"wp-block-heading\">DER LANGE GEORG, IL CANNONISSIMO DI CALCERANICA<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel corso della guerra italo-austriaca del\n1915-1918 ben pochi pezzi d\u2019artiglieria raggiunsero, a fronte di una cos\u00ec breve\npermanenza sul teatro di battaglia, la notoriet\u00e0 del grande cannone da marina\nschierato per qualche settimana dall\u2019Austria-Ungheria sulla modesta penisola\nche, di fronte al villaggio di Calceranica, si stende in direzione nord-est nel\nlago di Caldonazzo. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A tutti, o quasi, gli abitanti della zona\n\u00e8 nota la presenza del cannone suddetto, variamente indicato dalla vox populi nel\ncorso degli anni come \u201cil Giorgetto\u201d, \u201cil San Giorgio\u201d o \u201cil lungo Giorgio\u201d.\nSicuramente meno nota \u00e8 la storia delle vicende che portarono alla nascita di\nquest\u2019arma, alla sua dislocazione transitoria a Calceranica, alla sua entrata\nin azione e al suo destino finale. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La comparsa di quest\u2019arma e la sua\nadozione da parte dell\u2019esercito della monarchia danubiana sono strettamente\nlegate alle vicende di carattere economico ed industriale che coinvolsero la\nmarina austroungarica prima dello scoppio della Grande Guerra. Nel marzo del\n1911, infatti, venne approvato da Vienna lo stanziamento di ingenti fondi\ndestinati a permettere la realizzazione di una serie di nuove navi per la\nmarina da guerra asburgica; il programma cantieristico prevedeva tra l\u2019altro la\ncostruzione di quattro nuove corazzate classe Tegetthoff che avrebbero dovuto\naffiancare le preesistenti navi da battaglia classe Viribus Unitis e le pi\u00f9\nvecchie Monarch. L\u2019ingente spesa era appena stata stanziata, quando negli\nambienti della marineria austroungherese inizi\u00f2 a farsi strada l\u2019idea di una\nnuova classe di corazzate: da non molto, infatti, <em>Die Flagge<\/em>, il mensile del club nautico austriaco, o lega navale d\u2019Austria\n(\u00d6sterreichischer Flottenverein), aveva sostenuto che la classe Monarch dovesse\nessere sostituita. Per questo motivo, questa nuova progettata classe di\ncorazzate venne spesso indicata come \u201cclasse Monarch sostitutiva\u201d, anche se nei\ndocumenti ufficiali ci si riferisce ad essa come alla \u201cclasse Tegetthoff\naggiornata\u201d. La travagliata vicenda amministrativa destinata al reperimento\ndegli ingenti fondi destinati alla costruzione delle nuove quattro corazzate\nport\u00f2 nel 1913 alle dimissioni del 76enne comandante in capo della marina da\nguerra imperiale, ammiraglio Rodolfo conte di Montecuccoli. Lo sostitu\u00ec il\n62enne vice-ammiraglio Anton Haus, il quale alla fine di maggio del 1914 riusc\u00ec\nsorprendentemente ad ottenere un nuovo stanziamento provvisionale ripartito nei\nbilanci dal 1914 al 1918 per l\u2019incredibile somma di quasi 427 milioni di\ncorone-oro, equivalenti ad 1,8 miliardi di euro attuali. Il finanziamento\nprevedeva di poter coprire le spese di costruzione delle quattro nuove\ncorazzate, di tre incrociatori e di sei cacciatorpediniere. Le quattro navi da\nbattaglia erano provvisoriamente indicate con i numeri romani VIII, IX, X e XI;\nper il loro armamento principale si opt\u00f2 per l\u2019adozione di 10 cannoni Skoda\n35\/45 (dove 35 indicava il calibro in centimetri ed il secondo numero si\nriferiva al numero di volte per il quale era necessario moltiplicare il calibro\nper ottenere la lunghezza complessiva della volata). Il calibro delle armi era\nquello adottato dai nuovi incrociatori da battaglia germanici classe Mackensen,\nallo scopo di uniformare per quanto possibile il munizionamento tra alleati e\nfacilitarne quindi l\u2019approvvigionamento. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Alla fine del giugno 1914, appurata l\u2019effettiva\ndisponibilit\u00e0 economica, venne finalmente dato il nulla osta per iniziare la\ncostruzione delle navi VIII e IX, la prima nei cantieri di Trieste e la seconda\nin quelli di Fiume. Ma proprio in quei giorni intervenne l\u2019attentato di\nSarajevo, con il conseguente ultimatum dell\u2019Austria-Ungheria alla Serbia; il\ncomplesso intreccio di alleanze militari tra le potenze europee imped\u00ec di\ncircoscrivere il conflitto all\u2019ambito austro-serbo e la catena di reciproche\ndichiarazioni di guerra sfoci\u00f2 in un conflitto mondiale. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Secondo i piani austriaci di\nmobilitazione, tutte le navi in costruzione che fossero in grado di navigare\navrebbero dovuto essere indirizzate a Pola per il completamento, mentre non si\nsarebbero dovute avviare nuove realizzazioni. Poich\u00e9 la maggioranza dei\nlavoratori specializzati dei cantieri navali erano, o sarebbero, stati\nrichiamati sotto le armi, il comando della marina imperiale, in un incontro\ntenutosi nel febbraio 1915 con il consiglio dei ministri austroungherese,\nevidenzi\u00f2 l\u2019opportunit\u00e0 di non utilizzare il finanziamento gi\u00e0 disponibile, ma\ndi congelarlo fino alla fine del conflitto, quando un nuovo ed aggiornato piano\ndi costruzioni avrebbe potuto essere presentato. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Subito prima dello scoppio effettivo del\nconflitto, il 24 luglio 1914, era pervenuto agli stabilimenti della famosa ditta\ncecoslovacca Skoda (Waffenfabrik der Skodawerke AG) il contratto ordinativo per\nil primo lotto di artiglierie destinate alla nuova classe di corazzate: dieci\ncannoni ed una canna di riserva per la prima unit\u00e0. I lavori procedettero speditamente,\ntanto che gi\u00e0 il 22 novembre 1914 fu possibile collaudare una prima arma\nsperimentale presso il poligono d\u2019artiglieria della Skoda a Bolewetz. Il 28\nmaggio 1915 la Skoda segnal\u00f2 che il cannone n\u00b01, con il suo affusto a culla,\nera pronto. Ma tutti i programmi costruttivi relativi alle nuove navi da\nbattaglia classe Tegetthoff aggiornata&nbsp;\nerano gi\u00e0 stati sospesi e non esistevano quindi scafi sui quali montare\nla nuova arma. Si trattava peraltro di un\u2019arma importante, di un\u2019artiglieria di\ngrande potenza, per la quale apparve assolutamente indispensabile pensare a una\nrazionale riconversione. Nell\u2019estate del 1915 il Comando supremo, attraverso la\ndirezione centrale d\u2019artiglieria, arriv\u00f2 alla decisione di dare in dotazione\nall\u2019esercito, anzich\u00e9 alla marina imperialregia, tutti gli esemplari che la\nSkoda avrebbe consegnato man mano che provvedeva ad evadere quell\u2019avventata\nprima ed unica commessa. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il pezzo d\u2019artiglieria venne da allora in\npoi indicato presso l\u2019esercito imperiale come \u201cLangrohrkanone 35 cm L45\u201d (cannone\nprolungato 35\/45). <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le caratteristiche dell\u2019arma erano\nstrettamente legate all\u2019impiego marittimo per il quale essa era stata\ninizialmente progettata: il proietto, del diametro basale di 350 mm con un\u2019altezza\nsuperiore a 1,6 mt, pesava circa 710 chilogrammi (la versione iniziale,\nutilizzata in poligono, solamente 635!); la carica di lancio era costituita da\n193 kg di esplosivo, contenuti in un bossolo d\u2019ottone alto 1,4 metri, che al\nmomento dello sparo sviluppavano una pressione di oltre 2800 atmosfere,\nimprimendo al proietto una velocit\u00e0 alla bocca compresa tra 770 e 820 metri al\nsecondo. La potente carica di lancio, unitamente alla notevole lunghezza della\ncanna, 15,75 mt, caratteristica delle grosse artiglierie navali, permettevano\nal cannone di raggiungere la considerevole gittata di 31,5 chilometri con tiro\ncosiddetto \u201cmarittimo\u201d; la gittata minima era invece di circa 15,8 km. Il peso\ndella canna e della culla era di oltre 74 tonnellate. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il precedentemente non previsto impiego\nterrestre rese necessario studiare e predisporre uno specifico modello d\u2019affusto,\nuna pesantissima piattaforma metallica snodata a cassone, trasportabile per via\nferroviaria e assemblabile sul luogo della messa in batteria, previo adeguato\nprofondo sbancamento. Quest\u2019affusto, grazie allo scavo preliminare, avrebbe\npermesso alla culatta di affondare al di sotto del livello del terreno\ncircostante, consentendo di variare l\u2019inclinazione della volata tra 20\u00b0 e 40\u00b0,\nmodificando cos\u00ec &nbsp;la gittata. Lo snodo\ndella piattaforma metallica consentiva inoltre un brandeggio in lateralit\u00e0 di\n30\u00b0 per ciascun lato. Una potente gru di servizio, a \u201cU\u201d rovesciata,\nmotorizzata e scorrevole su binari di tipo ferroviario paralleli alla\npiattaforma, permetteva il sollevamento e il posizionamento della bocca da fuoco\nsugli orecchioni dell\u2019affusto. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il 9 marzo del 1916 anche il cannone n\u00b02\nfu collaudato a Bolewetz, ma nel frattempo era stato deciso di schierare il gi\u00e0\ndisponibile pezzo n\u00b01 sul fronte italiano, in previsione della grande offensiva\npredisposta per la primavera del 1916 nel Tirolo meridionale. A fine marzo, da\nBolewetz l\u2019arma n\u00b01 venne avviata al fronte sud con un treno militare sul quale\ntrovava posto anche il primo esemplare di obice pesante da montagna 38 cm\nHaubitze M.16. Assieme a tale pezzo, denominato \u201cBarbara\u201d dal nome della santa\npatrona degli artiglieri, il Langrohrkanone 35 cm L45 (mai ufficialmente\nbattezzato, ma gi\u00e0 scherzosamente indicato come \u201cGeorg\u201d) era destinato a\nformare una cosiddetta \u201cbatteria mista\u201d. Una sosta di qualche giorno presso il\npoligono d\u2019artiglieria ungherese di Hajmask\u00e8 permise di collaudare\nulteriormente le due armi: venne dimostrata in quell\u2019occasione la possibilit\u00e0,\nper il cannone navale, di raggiungere la sorprendente gittata di 35 km! L\u2019incremento,\nintuito ed ipotizzato gi\u00e0 &nbsp;in sede di\nriconversione del cannone in artiglieria terrestre mediante la realizzazione\ndel nuovo affusto, trovava la sua spiegazione razionale nella nuova traiettoria\ncercata per il proietto: non si trattava pi\u00f9 di sparare da una nave contro un\naltro obiettivo posto sulla medesima superficie marina, fatto questo che\nobbligava il proietto a muoversi attraversando gli strati inferiori, pi\u00f9 densi,\ndell\u2019atmosfera. Il fuoco contro bersagli terrestri, posti a quote differenti ed\neventualmente schermati da barriere montuose o rilievi del terreno, richiedeva\ntraiettorie paraboliche molto pi\u00f9 arcuate, vicine a quelle degli obici,\nottenibili con lo sfruttamento massimo delle possibilit\u00e0 offerte dal nuovo affusto.\nIl proietto veniva cos\u00ec lanciato a quote molto maggiori di quelle raggiunte nel\ntiro navale, superando nella parte intermedia del tragitto i 10.000 mt.\nMuovendosi nella stratosfera, esso attraversava strati a bassissima densit\u00e0 di\ngas, incontrando una resistenza d\u2019attrito molto inferiore e raggiungendo\nconseguentemente gittate maggiori. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il 25 marzo il treno militare che\ntrasportava \u201cBarbara\u201d e \u201cGeorg\u201d arriv\u00f2 alla stazione ferroviaria di Trento. Gi\u00e0\nallora, alle alte sfere dell\u2019artiglieria imperiale incaricate di pianificare la\npreparazione dell\u2019attacco sugli altipiani, apparvero evidenti l\u2019assurdit\u00e0 e le\ndifficolt\u00e0 del mantenere a tutti i costi l\u2019unit\u00e0 della cosiddetta \u201cbatteria\nmista\u201d. Troppo diverse erano le caratteristiche e le conseguenti opportunit\u00e0 e\npossibilit\u00e0 d\u2019impiego del potentissimo obice, la cui gittata massima superava a\nstento i 15 km, e del lungo cannone navale. Venne pertanto deciso di scindere\nla \u201cgemischte Batterie\u201d in due \u201csemi-batterie\u201d autonome a pezzo singolo, pur\nancora sottoposte al medesimo corpo d\u2019armata. Il&nbsp; \u201cBarbara\u201d prese cos\u00ec immediatamente la via\ndegli altipiani: il 1 aprile il materiale ed il personale erano stati passati\nin rivista dall\u2019erede al trono, arciduca Carlo d\u2019Asburgo; il giorno 2 il lento e\nlungo convoglio lasci\u00f2 Trento su strade sempre pi\u00f9 ripide e strette ed il\nmattino dell\u20198 aprile il pezzo, appostato sulla cresta boscosa di Costalta\npresso il passo Vezzena, era pronto al fuoco. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Diverso fu il destino di \u201cGeorg\u201d, avviato\nlungo la ferrovia della Valsugana fino a Calceranica dove, sulla penisoletta\nche la ferrovia divide dal paese, era stata decisa la realizzazione dell\u2019appostamento.\nNonostante la sua localizzazione insistesse sul territorio attribuito al XVII Corpo\nd\u2019armata imperiale, la cui competenza andava dal ciglio meridionale della\nValsugana a Cima delle Stellune, il pesante cannone venne ben presto ricondotto\nalle dipendenze del III corpo d\u2019armata (il corpo d\u2019armata degli altipiani),\nsimilmente a quanto avvenne per \u201cBarbara\u201d. Proprio sull\u2019altopiano dei Sette\nComuni si trovavano, infatti, tutti i suoi prevedibili bersagli. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gli sbancamenti erano stati gi\u00e0 &nbsp;avviati da qualche giorno quando, la notte tra\nil 3 e il 4 aprile, il lungo convoglio ferroviario arriv\u00f2 presso il villaggio.\nCol favore delle tenebre e nel primo mattino la possente gru di servizio venne\nmontata sui due binari ai lati dello scavo ed inizi\u00f2 il montaggio della\npiattaforma. L\u20198 aprile l\u2019arma era pronta ad aprire il fuoco. Il 10 aprile la\nbatteria ed il suo personale (6 ufficiali tra i quali il s.ten. Alphons von\nLiguori, comandante del distaccamento di sicurezza, 120 tra artiglieri,\npionieri ed addetti alla sorveglianza, 10 cavalli e 5 carrette) vennero passati\nin rassegna dal futuro imperatore Carlo. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nonostante la sua contiguit\u00e0 territoriale,\n\u201cGeorg\u201d non era dunque stato incorporato nel gruppo d\u2019artiglieria pesante del\nXVII Corpo d\u2019armata affidato al comando dell\u2019Oberst Johann Schmidt e composto\nda tre batterie pesanti (sei pezzi in tutto), da un potente mortaio Skoda da\n30,5 cm mod. 1911 dislocato anch\u2019esso in Valsugana e dal mostruoso obice da\ncosta da 42 cm, anche questo un prodotto Skoda, appostato presso la stazione\nferroviaria di Levico. A differenza del mortaio da 30,5 cm e dell\u2019obice da\ncosta, destinati ad agire contro lo schieramento italiano a cavallo del Brenta,\na \u201cGeorg\u201d era stato affidato un compito non particolarmente glorioso, ma\nimportante: colpire a sorpresa, grazie alla sua lunghissima gittata, la cittadina\ndi Asiago sin dall\u2019esordio dell\u2019offensiva. L\u2019azione non avrebbe dovuto avere un\nsemplice scopo terroristico, anche se non si sottovalutava l\u2019impatto che questi\ncolpi avrebbero potuto avere sulla tenuta morale di militari e civili nell\u2019immediata\nretrovia: in Asiago aveva infatti sede il comando della 34^ divisione italiana\ndi fanteria, alla quale era demandata la difesa dell\u2019altopiano dei Sette Comuni\ntra l\u2019acrocoro di Cima Dodici e la Val d\u2019Astico. Il bombardamento a sorpresa &#8211;\nsi era ad oltre 13 km dietro la prima linea! &#8211; del centro nevralgico della\ngrande unit\u00e0 avrebbe auspicabilmente portato disorientamento e caos nella\ncatena di comando italiana, facilitando il compito delle forze imperialregie\nincaricate della prima possente spallata contro le linee trincerate del Marcai,\ndi Vezzena e del Costesin. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Prima della fatidica data del 15 maggio\n1916 non fu concesso alla batteria di sparare nemmeno un singolo colpo d\u2019aggiustamento,\nper non svelare il pezzo agli osservatori italiani di Cima Manderiolo. Grande\nattenzione venne anzi posta nel realizzare adeguati mascheramenti della\npostazione, con reti mimetiche e rami d\u2019abete periodicamente rinnovati. Furono\nattentamente studiate le tavole di tiro e la cartografia dell\u2019area per\ncalcolare con sufficiente precisione un\u2019attivit\u00e0 di fuoco che fosse da subito il\npi\u00f9 efficace possibile. Asiago distava poco pi\u00f9 di 24 km in linea d\u2019aria, ma\nsubito dinnanzi alla batteria si innalzava la porzione pi\u00f9 occidentale della\ncatena di Cima Dodici, ciglio settentrionale dell\u2019altopiano. Per la regolazione\ndel tiro venne quindi perfezionata una forma di collaborazione, assolutamente\ninnovativa per il fronte trentino, con una squadriglia dell\u2019aviazione imperiale\ndislocata all\u2019aeroporto del Cir\u00e9 di Pergine: un aereo biposto da ricognizione\nLohner C1 sarebbe stato appositamente distaccato per verificare in tempo reale\ni siti di caduta dei colpi e comunicare, via radio o eventualmente mediante\nmessaggi scritti e lanciati sulla batteria, le opportune correzioni. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il mese di aprile si concluse\ntranquillamente per la batteria \u201cnavale\u201d. Nemmeno la disperata necessit\u00e0 d\u2019appoggio\nd\u2019artiglieria durante le violente battaglie di met\u00e0 aprile in Valsugana, tra le\npendici del Panarotta e quelle del Pizzo di Levico, convinse il comando\ndell\u201911^ armata austriaca ad utilizzare, se non altro per il tiro sulle\nretrovie italiane tra Borgo e Grigno, il fuoco di \u201cGeorg\u201d. Proprio in quel\nperiodo, in compenso, per il tramite dell\u2019Hauptmann Oswald Sailer, comandante\ninterinale, venne inoltrata all\u2019amministrazione militare centrale la richiesta\ndi poter disporre a breve di un distintivo da berretto, opportunamente\npersonalizzato, per il personale della batteria. Era un classico\n\u201cKappenabzeichen\u201d, simile a quelli che molte altre unit\u00e0 militari pi\u00f9 o meno\nimportanti avevano ed avrebbero ottenuto nel corso della guerra. Lo stesso\nufficiale si era incaricato dell\u2019elaborazione grafica del soggetto,\nimmediatamente approvato. Entro poche settimane il fregio divenne disponibile,\nsia pure in quantit\u00e0 assai limitata (ne vennero prodotti meno di 200 esemplari),\ne venne distribuito a soldati ed ufficiali. Si trattava di un distintivo di\nforma rotonda, del diametro di 4 cm e dello spessore di 1 mm; vi era\nrappresentato un San Giorgio guerriero, munito di armatura e lancia ed intento\na calpestare un drago, affiancato dall\u2019immagine del cannone navale sullo sfondo\ndi un riconoscibilissimo Pizzo di Levico. Uniche scritte: \u201cBatterie Georg\u201d e la\ndata \u201c1916\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il giorno cruciale arriv\u00f2 a met\u00e0 maggio.\nIl giornalista vicentino Giuseppe De Mori tratteggi\u00f2 all\u2019epoca in modo estremamente\nvivido ed efficace l\u2019esordio dell\u2019offensiva, marcato dal fuoco tambureggiante\ndelle artiglierie: \u201cUn boato sinistro scosse i monti nel pomeriggio del 14\nmaggio, divenne pi\u00f9 frequente e pi\u00f9 veemente durante la notte, infocando le\ncime, ruppe in un uragano il mattino del 15. Da Rovereto a Borgo, dall\u2019Adige al\nBrenta, ma soprattutto fra la Posina e l\u2019Astico s\u2019era scatenata la battaglia\u201d. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Verso le 7:15 del mattino del 15 maggio\nanche \u201cGeorg\u201d fu autorizzato a far sentire la sua tonante voce da un ordine\nsecco del capitano Sailer. Il boato del colpo in partenza si era ormai perso\nnella nebbiosa atmosfera lacustre da pi\u00f9 di 30 secondi quando una colossale\nesplosione si verific\u00f2 poco a nord del duomo di Asiago, risvegliando la\ncittadina e gettando nel panico la popolazione civile tutt\u2019altro che preparata\nai bombardamenti. Pochi minuti dopo &#8211; caricamento e puntamento non richiedevano\nnormalmente pi\u00f9 di un quarto d\u2019ora &#8211; un secondo proietto piomb\u00f2 nello slargo\nancor oggi conosciuto come piazzetta Pertile, demolendo un paio di abitazioni e\nprovocando due morti (una madre col suo bambino) oltre ad una dozzina di\nferiti. Il biplano austriaco da ricognizione che dalle 7:00 volava in cerchio\nsulla cittadina ebbe pieno agio di effettuare indisturbato le opportune\nrilevazioni sui luoghi di caduta dei colpi e di trasmettere via radio i\nrelativi dati per l\u2019aggiustamento del tiro. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Qualche ora pi\u00f9 tardi, alle 10:00 e verso\nle 11:00, \u201cGeorg\u201d spar\u00f2 su Asiago altre due volte appiccando il fuoco alle\nparti lignee di alcune case e provocando la fuga spontanea di buona parte della\npopolazione della cittadina, anche in assenza di specifiche ordinanze militari,\nnel primo pomeriggio: il caos auspicato dagli strateghi imperiali si era\neffettivamente manifestato, a sconvolgere la tranquilla vita dei comandi di\nretrovia e di quello, importantissimo, della 34^ divisione. La frettolosa e\nconcitata evacuazione, che port\u00f2 molte famiglie ad ammassarsi provvisoriamente\nnei vicini paesi di Lusiana e Gallio, imped\u00ec di circoscrivere i modesti\nfocolai, che continuarono ad alimentarsi anche a causa della impreparazione,\ndella disorganizzazione e della noncuranza inizialmente dimostrate dai servizi\nantincendio militari. Tre giorni pi\u00f9 tardi, da questi roghi circoscritti ebbe\norigine un rovinoso incendio che alla sera del 18 maggio trasform\u00f2 &nbsp;Asiago in un grande braciere. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La sera del 18 maggio, nel giro di un\u2019ora,\n\u201cGeorg\u201d spar\u00f2 altri quattro colpi che caddero sul paese di Gallio tra le 18.45\ne le 19.30. Il primo proietto cadde a circa 100 mt dalla chiesa, causando il\ncrollo di una parte del soffitto e danneggiando il tetto, oltre a mandare i\nfrantumi buona parte delle vetrate. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il tiro del cannone n\u00b01&nbsp; prosegu\u00ec nei giorni successivi, fino al 22\nmaggio, su bersagli individuati dalla ricognizione aerea nelle retrovie\nitaliane attorno ad Asiago, Fondi, Gallio e Camporovere. Secondo alcune fonti i\nproiettili complessivamente sparati furono solamente 18, ma la versione pi\u00f9\nattendibile parla di un totale di 122 colpi a una distanza media di 25 km:\nquest\u2019ultimo dato sarebbe compatibile con una cadenza di tiro giornaliera di\npoco pi\u00f9 di 15 colpi, ossia uno ogni quaranta minuti nelle dieci ore di luce.\nCerto \u00e8 che non tutti i colpi esplosero: almeno uno, affondato nel terreno\nmolle, fu recuperato intatto in Asiago ed \u00e8 ancora oggi esposto presso l\u2019ossario\nmonumentale. Altrettanto certo \u00e8 che il numero di colpi sparati fu sufficiente\na determinare una seria usura della bocca da fuoco e una importante\ndeformazione della volata, al punto che negli ultimi giorni lo scostamento del\ntiro dagli obiettivi presi di mira divenne cos\u00ec rilevante da far disporre il\nritiro del pezzo dal fronte ed il suo ritorno agli stabilimenti Skoda per la\nritubatura. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il giorno 23 maggio inizi\u00f2 lo smontaggio\ndi \u201cGeorg\u201d ed il caricamento delle sue parti sul convoglio ferroviario che il\n30 maggio lo riport\u00f2 a Pilsen. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La sua non eccessivamente intensa attivit\u00e0\naveva comunque lasciato il segno: gli italiani, informati dell\u2019esistenza di\nquesto cannone da disertori e prigionieri, nonch\u00e9 dagli effetti devastanti dei\nsuoi proiettili, iniziarono a chiamarlo \u201cil lungo Giorgio\u201d, anche se neppure\ndurante la sua presenza al fronte quest\u2019arma ricevette mai, da parte austriaca,\nuna denominazione ufficiale, seppure di copertura. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lo scopo principale dell\u2019impiego di un\u2019artiglieria\nsiffatta &#8211; disarticolare la catena di comando italiana sull\u2019altopiano, gettando\nnel panico e nel disordine il comando della 34^ divisione in Asiago &#8211; non venne\nconseguito per una semplice ragione temporale: lo sfasamento tra l\u2019entrata in\nazione di \u201cGeorg\u201d e l\u2019inizio dell\u2019attacco asburgico sulla piana di Vezzena tra il\npendio dei Marcai e il Costesin. &nbsp;Infatti\nil 20 maggio, quando l\u2019offensiva imperiale finalmente scatt\u00f2 anche qui, il caos\ne il disorientamento che cinque giorni prima i ben centrati proiettili sparati\nda \u201cGeorg\u201d avevano effettivamente creato in Asiago e presso il comando della\n34^ divisione erano ormai abbondantemente superati. Comandante e Stato maggiore\ndella divisione si erano spostati in zona protetta e la rete di inoltro degli\nordini era tornata a funzionare a pieno regime, riportando alla normalit\u00e0 la\ngestione tattica e strategica del settore. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La disposizione inerente il ritiro di\n\u201cGeorg\u201d dal fronte prevedeva la sua sostituzione, nel medesimo appostamento, da\nparte del gi\u00e0 collaudato pezzo n\u00b02 approntato dalla Skoda. La decisione rimase\ntuttavia priva di conseguenze, dato che quest\u2019ultimo cannone alla data del 23\nmaggio era gi\u00e0 &nbsp;in viaggio per il fronte\nbulgaro. Il suo ruolo avrebbe dovuto essere quello di cooperare alla distruzione\ndelle fortificazioni erette dalla Romania lungo il Danubio, in preparazione\ndell\u2019attraversamento del corso d\u2019acqua da parte dell\u2019armata del maresciallo\ngermanico von Mackensen, che tentava di accerchiare presso Bucarest l\u2019esercito\nromeno, gi\u00e0 battuto e messo in fuga. Il pezzo n\u00b02 entr\u00f2 cos\u00ec &nbsp;in azione, incorporato nel gruppo\nd\u2019artiglieria pesante dell\u2019Oberst Reutter, sparando per\u00f2 solo pochi colpi presso\nSvistov: a differenza di \u201cGeorg\u201d esso ebbe una denominazione ufficiale, quella\ncon la quale venne consegnato all\u2019esercito dalla Skoda: \u201cB.K.L.45\/ 2\u201d, dove\nB.K. sta per \u201cBelagerungskanone\u201d, cio\u00e8 cannone d\u2019assedio. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il 18 maggio 1917 la Skoda collaud\u00f2 presso\nil poligono di Bolewetz anche il pezzo n\u00b03. Per quella data, la situazione\ndell\u2019ordine avviato alla fine del luglio 1914 era la seguente: <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&#8211; cannone n\u00b01: ritirato dal fronte e\nriportato per manutenzione e ritubatura agli stabilimenti Skoda;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&#8211; cannone n\u00b02: consegnato all\u2019armata\nimperiale; <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&#8211; cannone n\u00b03: completato ed allestito, in\nattesa presso gli stabilimenti Skoda; <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&#8211; cannone n\u00b04: negli stadi finali dell\u2019allestimento;\n<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&#8211; cannoni dal n\u00b05 al n\u00b011: in differenti fasi\ndi fabbricazione. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Alla fine d\u2019agosto del 1917 il pezzo n\u00b02\nvenne inviato sul fronte italiano per esser installato a Santa Croce, presso\nOpicina, nei dintorni di Trieste. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per il 23 settembre esso era in batteria,\npronto ad agire contro le batterie costiere italiane a lunga gittata collocate\ntra Grado e l\u2019estuario dell\u2019Isonzo. Il 18 ottobre venne sparato il primo colpo\ncontro Grado, attraverso il golfo di Trieste. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il destino finale di questi imponenti\npezzi d\u2019artiglieria non \u00e8 noto con certezza. Pare che l\u2019arma n\u00b02 sia stata ritirata\ndal fronte italiano e rimandata alla Skoda, mentre la n\u00b03 sarebbe stata spedita\nal medesimo fronte da Pilsen, attraverso l\u2019arsenale d\u2019artiglieria di Vienna. Secondo\nalcune fonti, quest\u2019ultimo cannone rimase in azione fino al collasso\ndell\u2019armata imperiale nell\u2019ottobre 1918, venendo poi catturato dagli italiani\nsul Piave, presso Gorgo di Molino; secondo altre voci l\u2019arma sarebbe stata\nritirata in extremis, rimanendo subito dietro il nuovo confine italo-jugoslavo\n(l\u2019esercito jugoslavo, nel periodo tra le due guerre, possedeva un esemplare di\ncannone Skoda 35 cm L45). Altre fonti ancora sostengono che l\u2019arma rimasta in\nJugoslavia non sarebbe stata la n\u00b03, bens\u00ec la n\u00b04, tardivamente consegnata all\u2019arsenale\ncentrale di Vienna subito prima della fine del conflitto. Un esemplare,\nprobabilmente il pezzo n\u00b04 rimasto in territorio austriaco, venne sequestrato e\ntrasferito a Parigi dalle truppe d\u2019occupazione francesi nel novembre 1918.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>DER LANGE GEORG, IL CANNONISSIMO DI CALCERANICA Nel corso della guerra italo-austriaca del 1915-1918 ben pochi pezzi d\u2019artiglieria raggiunsero, a fronte di una cos\u00ec breve permanenza sul teatro di battaglia, la notoriet\u00e0 del grande cannone da marina schierato per qualche settimana dall\u2019Austria-Ungheria sulla modesta penisola che, di fronte al villaggio di Calceranica, si stende in [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":0,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":{"footnotes":""},"class_list":["post-1121","page","type-page","status-publish","hentry"],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.mostradiborgo.it\/mdb-m\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/1121","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.mostradiborgo.it\/mdb-m\/wp-json\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.mostradiborgo.it\/mdb-m\/wp-json\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.mostradiborgo.it\/mdb-m\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.mostradiborgo.it\/mdb-m\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1121"}],"version-history":[{"count":1,"href":"http:\/\/www.mostradiborgo.it\/mdb-m\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/1121\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1122,"href":"http:\/\/www.mostradiborgo.it\/mdb-m\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/1121\/revisions\/1122"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.mostradiborgo.it\/mdb-m\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1121"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}