{"id":1108,"date":"2019-06-21T14:02:12","date_gmt":"2019-06-21T14:02:12","guid":{"rendered":"http:\/\/www.mostradiborgo.it\/mdb-m\/?page_id=1108"},"modified":"2019-06-21T14:02:14","modified_gmt":"2019-06-21T14:02:14","slug":"trentini-nella-guerra-austro-russa","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/www.mostradiborgo.it\/mdb-m\/trentini-nella-guerra-austro-russa\/","title":{"rendered":"TRENTINI NELLA GUERRA AUSTRO-RUSSA"},"content":{"rendered":"\n<h2 class=\"wp-block-heading\">1914-1917: I TRENTINI NELL\u2019INFERNO DELLA\nGUERRA AUSTRO-RUSSA<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>GALIZIA E CARPAZI: LA GUERRA AUSTRO-RUSSA SUL FRONTE ORIENTALE DAL 1914 AL 1917 <\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La guerra dell\u2019impero asburgico sul fronte\norientale inizi\u00f2 alla fine dell\u2019agosto 1914, simultaneamente alla \u201cspedizione\npunitiva\u201d che avrebbe dovuto saldare definitivamente il conto con la Serbia, la\nnazione che la propaganda imperiale indicava, non senza ragione, come il\nmandante pi\u00f9 o meno occulto dell\u2019assassinio dell\u2019erede al trono austroungarico\nFrancesco Ferdinando d\u2019Asburgo e della sua augusta consorte, avvenuto a Sarajevo\nil 28 giugno di quello stesso anno. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le operazioni militari sul fronte serbo si\nerano volte subito al peggio. Largamente inferiori all\u2019avversario per organici\ne sommariamente equipaggiate, le armate serbe erano per\u00f2 composte da truppe\nsolide e determinate, chiamate a difendere le loro stesse contrade contro un\nnemico da sempre detestato. Le offensive austriache dell\u2019agosto e del novembre\ndel 1914 vennero dunque facilmente respinte, anche per la pochezza dei comandi\nresponsabili e delle strategie conseguentemente adottate. La decisa\ncontroffensiva serba di dicembre ebbe inoltre un successo tale da permettere al\ngoverno della modesta nazione balcanica di emanare, a fine anno, un trionfale\nbollettino di guerra nel quale si affermava che \u201csull\u2019intero territorio serbo\nnon \u00e8 rimasto alcun soldato nemico in libert\u00e0\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le direttive strategiche dell\u2019Austria-Ungheria\nad oriente prevedevano un\u2019offensiva in direzione nord, dalla Galizia, in modo\nda tagliare fuori dalle loro retrovie le forze russe del saliente polacco. Era\nun piano ambizioso, al di l\u00e0 delle effettive possibilit\u00e0 del pur imponente\nesercito multinazionale che l\u2019impero asburgico poteva mettere in campo. I\nprogetti dell\u2019alto comando austriaco, redatti prima della guerra, erano basati\nsu una stretta cooperazione con le forze germaniche, ma questa non era nell\u2019ordine\ndelle cose prevedibili a breve, dato che la strategia tedesca nel 1914 era\norientata verso un massiccio sforzo offensivo contro la Francia. Sul fronte\norientale i germanici avrebbero dovuto mantenere una rigorosa difensiva fino a\nche non si fossero rese disponibili le forze impegnate ad ovest. Di\nconseguenza, una sola armata (l\u2019ottava, agli ordini del generale Max von\nPrittwitz) era schierata a difesa della Prussia Orientale, mentre quasi vuoto\ndi truppe era il tratto di fronte antistante alla Polonia russa; mancava dunque\nquasi del tutto il collegamento, da nord a sud, con le forze austriache.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La Russia zarista aveva dalla sua parte il\ngrande vantaggio delle teoricamente enormi risorse umane, ma le immani distanze\nall\u2019interno dell\u2019impero, l\u2019insufficienza della rete delle comunicazioni viarie\ne, soprattutto, ferroviarie, la disorganizzazione e le pastoie burocratiche\ndell\u2019apparato militare ritardarono notevolmente la completa mobilitazione. I\npiani strategici d\u2019anteguerra avevano previsto che per il 1914 il massimo\nsforzo offensivo russo avrebbe dovuto essere diretto contro l\u2019Austria-Ungheria.\nSin dall\u2019inizio delle operazioni tuttavia, soprattutto per venire incontro alle\ndisperate richieste della Francia (che miravano a richiamare verso est quante\npi\u00f9 forze tedesche fosse possibile, in modo da ridurre la tremenda pressione\ncui le forze francesi ed inglesi erano sottoposte sulla linea che scendeva\ndalla Manica ai Vosgi), questi piani vennero modificati cos\u00ec da includere l\u2019immediata\ninvasione della Prussia Orientale. Qui due armate russe penetrarono gi\u00e0 dopo la\nmet\u00e0 d\u2019agosto, conseguendo modesti successi contro le scarse forze tedesche in\nritirata e gettando nel panico il generale von Prittwitz, il quale arriv\u00f2 a\nsuggerire a von Moltke, capo di Stato maggiore germanico, l\u2019abbandono dell\u2019intera\nregione. Silurato l\u2019inadeguato alto ufficiale, il suo posto venne preso da due\ngenerali destinati ad una fulminante quanto meritata carriera: Paul von\nHindenburg ed Erich Ludendorff.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sfruttando abilmente le possibilit\u00e0\nofferte dalle efficienti linee ferroviarie prussiane, le forze germaniche\npoterono concentrarsi di volta in volta per battere separatamente e distruggere\nle due armate zariste, i cui miseri resti ripiegarono in disordine verso la\nPolonia russa dopo la battaglia di Tannenberg.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Pesantemente sconfitte dai tedeschi nella\nparte settentrionale del fronte, le forze russe ottennero invece grandi\nsuccessi pi\u00f9 a sud, contro l\u2019Austria, dove peraltro avevano potuto schierare\nsolo una parte delle forze delle quali sulla carta avrebbero dovuto disporre.\nInfatti, alle 32 divisioni di fanteria ed alle 10 divisioni di cavalleria con\n2000 pezzi d\u2019artiglieria messe in campo dall\u2019Austria-Ungheria, il decantato e\ntemuto \u201crullo compressore\u201d zarista pot\u00e9 inizialmente contrapporre 47 divisioni\ndi fanteria, 18 di cavalleria e 3000 cannoni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il capo di Stato maggiore austriaco,\nConrad von H\u00f6tzendorf, nell\u2019ultima settimana d\u2019agosto lanci\u00f2 un\u2019azzardata\noffensiva da sud verso nord, dalla Galizia austriaca contro la Polonia russa,\naddentrandosi profondamente in territorio nemico ed allungando pericolosamente\nle sue linee di rifornimento. Il gruppo d\u2019armate meridionale russo del generale\nIvanoff pot\u00e9 cos\u00ec investire a sorpresa il fianco destro delle forze d\u2019invasione\ngettandole nello scompiglio. Fu una disfatta: gli austroungheresi dovettero\nripiegare disordinatamente per quasi 100 chilometri, perdendo enormi quantit\u00e0 d\u2019uomini\n(quasi 300.000 tra morti, feriti ed ammalati, oltre a 100.000 prigionieri) e di\nmateriali. Cadde inoltre in mano russa quasi tutto il territorio galiziano\n(inclusa Leopoli, per dimensione la quarta citt\u00e0 dell\u2019impero) mentre ingenti\nforze austriache vennero circondate ed assediate nella munitissima piazzaforte\ndi Przemysl.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La prova, inaspettatamente disastrosa,\nofferta dalle armate asburgiche fu un vero shock per la Germania, che si rese\namaramente conto della necessit\u00e0 di sostenere costantemente l\u2019ansimante\nalleato; principalmente a questo fine vennero quindi spostate dal fronte\noccidentale forze che in precedenza neppure la minaccia contro la Prussia\nOrientale aveva fatto distogliere dalla guerra contro Francia e Gran Bretagna,\ne di ci\u00f2 lo sforzo bellico germanico verso ovest risent\u00ec irrimediabilmente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nell\u2019autunno 1914 le vicende belliche\nrimasero a lungo incerte. Dopo una poco convinta offensiva austriaca per\nrioccupare la Galizia, che alla fine di ottobre aveva ottenuto il temporaneo\nsblocco di Przemysl, i russi ributtarono le forze austriache fino alle creste\ndei Carpazi. Ma per la met\u00e0 di novembre l\u2019offensiva zarista aveva ormai perso\nmordente, soprattutto a causa dei deficienti approvvigionamenti di materiali e\nmunizioni. Le armate russe erano comunque arrivate al campo trincerato di\nCracovia e avevano ripristinato l\u2019assedio a Przemysl, ove oltre 100.000 soldati\naustroungarici rimasero nuovamente intrappolati, stavolta con scorte di viveri\ne munizioni grandemente ridotte a causa del saccheggio delle riserve (mai in\nseguito ripristinate) avvenuto ad opera delle forze impegnate nella precedente\noffensiva. Alla fine del dicembre 1914 le perdite complessive delle armate\naustroungariche sul fronte austro-russo avevano quasi raggiunto la terrificante\ncifra di un milione di uomini tra morti, feriti, dispersi e prigionieri. I\nrussi, dal canto loro lamentavano perdite leggermente superiori al milione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel gennaio 1915, ufficialmente allo scopo\ndi liberare Przemysl, ma in realt\u00e0 per venire incontro alle sollecitazioni del\nduo Hindenburg &#8211; Ludendorff che premeva per un rinnovato sforzo offensivo dell\u2019alleato,\nle forze austriache si lanciarono in un\u2019incredibile offensiva invernale ad alta\nquota, sulle creste innevate dei Carpazi, in condizioni climatiche spaventose.\nIniziato con un\u2019avanzata in un\u2019accecante bufera di neve, l\u2019attacco condotto in\npieno inverno si trasform\u00f2 ben presto in quello che anche gli storici ufficiali\naustroungheresi definirono pi\u00f9 tardi \u201cuna crudele follia\u201d. I risultati furono\nassai modesti e Przemysl, che non pot\u00e9 essere raggiunta, cadde il 22 marzo per\ntotale esaurimento, consegnando ai russi oltre 100.000 prigionieri e liberando\nforze zariste in numero sufficiente da consentire alla Stavka (il comando\nsupremo dell\u2019esercito) di contrattaccare sui Carpazi, riguadagnare il poco\nterreno perduto e superare il crinale montano fino a minacciare la stessa\nBudapest. Da alcuni dei passi caduti in mano russa, consistenti colonne di\ncavalleria cosacca poterono infatti, con ardite e velocissime puntate lungo le\nvalli sud-occidentali, portare il panico nelle pianure ungheresi, il \u201cgranaio\ndell\u2019Impero\u201d. Si trattava, data la stagione ormai sfavorevole, di semplici\nazioni di disturbo, volte a fiaccare la resistenza ed il morale avversari pi\u00f9\nche a realizzare un vero sfondamento delle linee montane; ma l\u2019impressione che\nne ricav\u00f2 l\u2019alleato germanico fu quella di un imminente collasso dell\u2019esercito\naustriaco. Ed effettivamente la compagine militare degli Asburgo era allo\nstremo: fino alla fine del marzo 1915 aveva perduto, sul fronte balcanico e su\nquello orientale, quasi due milioni di uomini, cio\u00e8 un quantitativo superiore a\nquello messo in campo all\u2019inizio del conflitto. Avendo inoltre il sistema di\ncoscrizione obbligatoria meno efficiente tra tutte le potenze in guerra,\ninclusa la Russia, essa non poteva rimpiazzare agevolmente le perdite. I\ngiovani richiamati nel \u201815 avevano dovuto essere arruolati semplicemente perch\u00e9\nil sistema non consentiva di richiamare rapidamente in servizio le classi pi\u00f9\nanziane esentate dalla leva prima del conflitto! Altrettanto disastrosa era la\nsituazione dei rifornimenti del materiale indispensabile ai combattimenti: l\u2019ufficio\napprovvigionamento munizioni del Ministero della guerra, ad esempio, diede\nprova di suprema inefficienza riuscendo a ridurre il quantitativo di munizioni\nfornito all\u2019armata addirittura al di sotto del livello raggiunto dall\u2019arretrato\napparato industriale russo. Mentre la Germania riusciva a produrre svariati\nmilioni di proiettili d\u2019artiglieria al mese, nel dicembre del 1914 l\u2019Austria ne\nsforn\u00f2 appena 116.000 contro un quantitativo minimo necessario di 240.000!<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Di fronte a tale situazione, l\u2019orgoglioso\nma realista generale Conrad mise da parte il proprio orgoglio ed invoc\u00f2\napertamente l\u2019aiuto tedesco. La nuova cooperazione, nella quale alle forze\naustriache spettava un ruolo decisamente subordinato, diede subito i suoi\nfrutti, dopo una sterile offensiva russa sui Carpazi nel mese di aprile, con la\ngrande battaglia di Gorlice-Tarnow.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dopo i successi autunnali ed invernali, le\nforze russe in Galizia avevano imprudentemente adottato uno schieramento ad\nalto rischio: la loro ala destra, a nord del ben difeso tratto carpatico del\nfronte, consisteva in una debole linea trincerata modestamente protetta da\npoche file di reticolati, che saliva a settentrione, costantemente dominata\ndalle posizioni avversarie, verso la Polonia russa. Essa non aveva fino ad\nallora dovuto subire veri attacchi frontali ed era la tipica posizione d\u2019attesa\ndi un attaccante sbilanciato in avanti ed intento a riprendere fiato prima di\nripartire all\u2019offensiva. In sole quattro ore questa linea venne letteralmente\nspazzata via dal martellamento effettuato dalle artiglierie germaniche il 2\nmaggio 1915. L\u2019attacco austro-germanico che segu\u00ec entr\u00f2 nello schieramento\nrusso come una lama nel burro, aprendo tra le due semisconosciute cittadine di\nGorlice e Tarnow una breccia di oltre 40 km d\u2019ampiezza. La conseguente ritirata\nzarista permise la liberazione di Przemysl ai primi di giugno e quella di Leopoli\nil 21 dello stesso mese, ma gi\u00e0 da prima il successo ottenuto nelle pianure\ngaliziane aveva avuto l\u2019effetto di sbloccare la situazione sui Carpazi:\npenetrando nelle retrovie russe, infatti, le colonne austroungheresi e\ngermaniche piegarono in parte verso sud-est per dilagare nell\u2019area pedemontana\nad oriente della catena montuosa, con l\u2019obiettivo di sbarrare le valli\nscendenti dal crinale occupato dalle divisioni zariste nell\u2019inverno precedente.\nIl rischio gravissimo di perdere interi corpi d\u2019armata, intrappolati sulle\ncreste carpatiche, venne scongiurato dallo Stato maggiore dello zar mediante\nuna dolorosa e precipitosa ritirata che restitu\u00ec anche quest\u2019area al controllo\naustriaco.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tutto il fronte austro-tedesco si era\normai messo in moto e per la fine d\u2019agosto i russi avevano perso almeno 300.000\nprigionieri (ma alcune fonti parlano di oltre mezzo milione). L\u2019intera Galizia\ne la Bucovina erano state liberate dall\u2019invasore, la Polonia, la Curlandia e la\nLituania russe erano ormai sotto il controllo degli imperi centrali e la nuova\nlinea del fronte si stendeva pressoch\u00e9 rettilinea, quasi completamente in\nterritorio russo, dalla piazzaforte zarista di Riga, sul mar Baltico, fino al\nfiume Dnestr. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La disfatta di Gorlice-Tarnow tenne in\nginocchio per mesi le armate russe: carenti di tutto, fuorch\u00e9 di materiale\numano, esse non furono in grado di riprendere l\u2019iniziativa in Galizia fino al\ncompletamento della riorganizzazione, terminata a 1916 inoltrato. Nel giugno di\nquell\u2019anno l\u2019offensiva del generale Brusilov, mirante a rioccupare la Galizia,\nla Bucovina e la Volinia, in un mese e mezzo di combattimenti fece ancora una\nvolta breccia nel tratto di fronte affidato a truppe esclusivamente austriache,\nmettendo in rotta due intere armate, catturando oltre 200.000 prigionieri e\ncostringendo nuovamente all\u2019intervento ingenti forze germaniche per turare la\nfalla. Esauritosi dopo un\u2019avanzata di un centinaio di chilometri, il nuovo\nsforzo russo non ebbe comunque esiti risolutivi e dopo alcune operazioni\ncontroffensive germaniche ed austroungheresi la situazione torn\u00f2 statica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La routine della guerra di trincea si era\normai consolidata anche in Galizia quando, nel tragico anno 1917, l\u2019impero\ndegli zar cadde preda delle convulsioni rivoluzionarie. Un\u2019ultima offensiva\nvenne tentata dalle forze russe nell\u2019estate del \u201817, per decisione del governo\nprovvisorio di Kerenskij, ma il morale delle truppe in linea era a terra, il\nsistema logistico di retrovia versava in uno stato di quasi totale paralisi e\nla penuria di armi e munizioni aveva assunto dimensioni tali da non consentire\nquasi neppure la semplice difesa delle posizioni precedenti. Praticamente prive\ndi appoggio d\u2019artiglieria, le masse di fanti uscite nonostante tutto all\u2019assalto\nsui Carpazi orientali si arenarono ben presto di fronte ai reticolati\naustrotedeschi, sbandandosi immediatamente o arrendendosi in massa, spesso\nsenza neppure iniziare il combattimento.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lo sfacelo in cui l\u2019esercito e la nazione russa erano precipitati consent\u00ec nei mesi seguenti una vera marcia trionfale alle baldanzose forze germaniche e concesse una rapida e quasi indolore avanzata persino alle esauste truppe dell\u2019Austria-Ungheria, che poterono cos\u00ec riguadagnare anche le ultime posizioni loro strappate dall\u2019offensiva di Brusilov nel 1916. Nell\u2019autunno \u201817 la Russia era ormai militarmente fuori gioco, ma le trattative di pace si protrassero fino al 3 marzo 1918, quando venne siglato il trattato di pace, tra gli imperi centrali e la nuova repubblica dei soviet, presso la cittadina di Brest-Litowsk.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">   <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>SOLDATI DEL TIROLO ITALIANO AL FRONTE ORIENTALE: IL CONTRIBUTO DEL TRENTINO<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Con la mobilitazione proclamata il 31\nluglio 1914 l\u2019intero Tirolo, Trentino incluso, forn\u00ec al multinazionale esercito\naustroungherese ben nove reggimenti di fanteria, oltre a un reggimento di\nartiglieria da montagna, tre squadroni di Landessch\u00fctzen a cavallo e reparti\nminori di gendarmeria e artiglieria da fortezza. Ogni reggimento disponeva\nteoricamente di una forza di oltre 7.000 uomini: quattro erano i reggimenti dei\nTiroler Kaiserj\u00e4ger (la fanteria di linea tirolese), tre quelli dei Tiroler\nLandessch\u00fctzen (truppe alpine), due infine quelli della Tiroler Landsturm\n(milizia territoriale costituita da militari di et\u00e0 compresa tra i 33 ed i 42\nanni, poi fino ai 50, che avessero militato per tre anni nei Landessch\u00fctzen o\nnei Kaiserj\u00e4ger). Le truppe di lingua italiana rappresentavano circa i due\nquinti del totale, ma nell\u2019ambito della classe degli ufficiali la loro presenza\nera del tutto marginale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A fronte di una popolazione di circa\nquattrocentoventimila anime, il Tirolo italiano e la comunit\u00e0 ladina fornirono,\nall\u2019atto della mobilitazione, circa 27.000 militari, ai quali altri 28.000 si\naggiunsero tra il novembre 1914 e la fine della guerra. Non si trattava quindi\ndi un contributo modesto: le valli trentine si svuotarono letteralmente della\nloro popolazione maschile nel corso del conflitto, anche se il fenomeno non fu\nimmediato. La mobilitazione generale dell\u2019estate del \u201814 coinvolgeva infatti,\nLandsturm a parte, gli abili alla leva tra i 21 ed i 32 anni. Nel novembre 1914\nvennero richiamati i ventenni mentre, dopo il maggio 1915, la leva in massa\nrichiam\u00f2 in servizio tutti gli abili alle armi fino ai cinquant\u2019anni. Nel 1916\nvennero coinvolti i diciottenni e nell\u2019anno successivo persino i diciassettenni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I reparti nei quali erano stati inquadrati\ni trentini vennero impiegati nei combattimenti sin dai primi giorni di guerra,\nvivendo il dramma delle disastrose ritirate attraverso le pianure galiziane e i\nsanguinosi scontri con le masse di fanteria russa sulle creste dei Carpazi. Le\ndurissime perdite subite nel 1914 dalle armate asburgiche non risparmiarono,\nquindi, i soldati del Tirolo italiano: lo testimoniano gli organici al 31\ndicembre 1914 dei quattro reggimenti Kaiserj\u00e4ger (che in agosto potevano\nciascuno disporre di circa 4.500 effettivi in linea e di una riserva in\naddestramento in Tirolo di altri 2.500): il 1\u00b0 reggimento era ridotto a 1.237\nuomini e gli altri a 1.105, 1.328 e 1.012 rispettivamente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il pedaggio pagato al grande conflitto dai\nreggimenti tirolesi di linea fu assolutamente inimmaginabile per chi ancora\navesse tentato di ragionare in termini di guerre risorgimentali: i quattro\nreggimenti Kaiserj\u00e4ger diedero nel corso della guerra la vita di oltre 20.000\nloro soldati, guadagnandosi 133 medaglie d\u2019oro; i tre reggimenti Landessch\u00fctzen,\ndal canto loro, immolarono 15.000 soldati e 502 ufficiali, con un bilancio di\n144 medaglie d\u2019oro e 2.811 medaglie d\u2019argento.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il 1915 port\u00f2 nuovi disastri e molti\ntrentini dovettero prendere la via della prigionia in terra di Russia fra i\n100.000 militari asburgici che le forze zariste catturarono alla caduta di\nPrzemysl. A partire da quell\u2019anno, tuttavia, aument\u00f2 gradualmente la diffidenza\ndei comandi austriaci ed ungheresi nei confronti dei militari di lingua\nitaliana, specialmente dopo la dichiarazione di guerra dell\u2019Italia. Venne cos\u00ec\nadottata una sistematica politica di \u201cdiluizione\u201d dell\u2019elemento italiano soprattutto\nin reparti di lingua tedesca, mentre venne grandemente ridotto il numero dei\ntrentini nei tradizionali reparti tirolesi. Quando poi Kaiserj\u00e4ger e Landessch\u00fctzen\nvennero inviati sul fronte italiano, una radicale scrematura venne effettuata\nconcentrando i Trentini nei cosiddetti \u201cSud-West Baonen\u201d, i battaglioni del\nsud-ovest, destinati a rimanere al fronte orientale e su quello balcanico\nprevalentemente a pattugliare le retrovie, a scavare ricoveri e trinceramenti e\nin seguito a presidiare la frontiera tra Galizia e Ucraina e, addirittura, le\noccupazioni tardive (1918) della lontana Crimea.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019atteggiamento, spesso\ninqualificabilmente astioso e discriminatorio, tenuto anche qui da molti\nufficiali e sottufficiali di lingua tedesca e ungherese nei confronti dei\nmilitari di lingua italiana non facilit\u00f2 certo la vita dei trentini, costretti\na lottare contro i pregiudizi dei superiori e a dimostrare ogni giorno di\nessere degni di quella fiducia che altri molto pi\u00f9 frequentemente di loro\ntradirono. \u00c8 appena il caso di ricordare, infatti, che sul fronte orientale\ninteri reggimenti imperiali di nazionalit\u00e0 ceca e croata passarono talvolta le\nlinee con armi e bagagli, consegnandosi in massa ai russi e determinando\nsituazioni potenzialmente disastrose per lo schieramento austriaco.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La realt\u00e0 \u00e8 che i Kaiserj\u00e4ger ed i\nLandessch\u00fctzen trentini di lingua italiana si batterono n\u00e9 meglio n\u00e9 peggio dei\nsoldati delle altre nazionalit\u00e0 trascinate nel vortice del fronte orientale,\neccezion fatta, \u00e8 doveroso ricordarlo, per i reparti di lingua tedesca. Per\nloro la guerra era arrivata improvvisa, obbligandoli ad abbandonare famiglia e\nbeni per andare a combattere in terre sconosciute contro popoli mai prima\nincontrati. Fecero ci\u00f2 che la legge della guerra loro imponeva, con forte\nspirito di corpo e con la speranza, o il sogno, di un rapido ritorno alle\nproprie case. Pur senza essere in genere inebriati da travolgente amor di\npatria, essi accettarono il conflitto e tutto ci\u00f2 che questo comportava, con\nrassegnazione e con un innegabile senso del dovere che traeva la sua origine e\nla sua forza dalla tradizione e dal giuramento di fedelt\u00e0 all\u2019imperatore.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La nuda realt\u00e0 delle cifre parla, per\u00f2,\nmeglio di ogni elucubrazione su fede e spirito combattivo: a fine guerra ai\ntrentini erano state attribuite 8 medaglie d\u2019oro al valor militare, 160\nmedaglie d\u2019argento e migliaia di bronzo. Ma sugli oltre 55.000 mobilitati,\ndagli 8.000 ai 12.000 erano sepolti nei cimiteri di guerra della Galizia, della\nBucovina, sui Carpazi, sul fronte balcanico e su quello italiano: una\npercentuale di almeno il 22 per mille dell\u2019intera popolazione, cifra\nleggermente pi\u00f9 alta della media dei caduti di tutte le regioni della duplice\nmonarchia. Pi\u00f9 di 14.000 erano inoltre i feriti, mentre 12.000 erano caduti\nprigionieri. La massima parte delle perdite era avvenuta sugli sterminati campi\ndi battaglia del fronte orientale, dal quale quasi nessuna salma, se non quella\ndi qualche ufficiale, ha mai fatto ritorno.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>1914-1917: I TRENTINI NELL\u2019INFERNO DELLA GUERRA AUSTRO-RUSSA GALIZIA E CARPAZI: LA GUERRA AUSTRO-RUSSA SUL FRONTE ORIENTALE DAL 1914 AL 1917 La guerra dell\u2019impero asburgico sul fronte orientale inizi\u00f2 alla fine dell\u2019agosto 1914, simultaneamente alla \u201cspedizione punitiva\u201d che avrebbe dovuto saldare definitivamente il conto con la Serbia, la nazione che la propaganda imperiale indicava, non senza [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":0,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":{"footnotes":""},"class_list":["post-1108","page","type-page","status-publish","hentry"],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.mostradiborgo.it\/mdb-m\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/1108","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.mostradiborgo.it\/mdb-m\/wp-json\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.mostradiborgo.it\/mdb-m\/wp-json\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.mostradiborgo.it\/mdb-m\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.mostradiborgo.it\/mdb-m\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1108"}],"version-history":[{"count":5,"href":"http:\/\/www.mostradiborgo.it\/mdb-m\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/1108\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1113,"href":"http:\/\/www.mostradiborgo.it\/mdb-m\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/1108\/revisions\/1113"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.mostradiborgo.it\/mdb-m\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1108"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}