www.mostradiborgo.it

Nelle cronache storiche del primo conflitto mondiale, le gesta aeree di assi come Baracca, Scaroni, Ruffo di Calabria, Ancillotto e Locatelli, hanno colmato i racconti della guerra nel cielo, popolando l’immaginario comune italiano fino ai giorni nostri. Julius Arigi fu uno dei più audaci e brillanti piloti della “storia accanto”. Fu infatti il secondo asso per totale di vittorie aeree delle forze armate dell’Impero Austro-ungarico.

Arigi nacque il 3 ottobre 1895 a Teschen in Boemia, ma visse fino alla maggiore età a Marienbad. Arruolatosi volontario nell’esercito asburgico, fu assegnato al festungartillerie regiment n°1. In seguito presentò domanda di trasferimento al servizio aerostieri dell’esercito. Da qui prese vita la passione per l’aria di Julius che, raggiunto in grado di Zugfuhrer, partecipò ad un corso di volo conseguendo il brevetto di pilota d’aeroplano il 23 novembre 1914. Dopo un breve ciclo operativo sul fronte russo, la sua prima assegnazione di guerra fu presso la flieger Kompanie 6 (Flik6) da ricognizione, al comando dell’Hauptmann Wilhelm Dworak. Il reparto partecipò alle operazioni belliche nei Balcani contro le forze armate Serbo-Montenegrine partendo dal campo di volo di Igalo nei pressi della Baia di Cattaro, nel sud est della Yugoslavia, con compiti di ricognizione strategica dei campi di battaglia e supporto alle artiglierie terrestri. Il velivolo utilizzato a quel tempo era il Lohner biposto. Nell’ottobre del 1915, durante una missione congiunta con altri velivoli della squadriglia, l’aereo di Arigi, a causa di un’avaria meccanica, fu costretto ad un atterraggio forzato dietro le linee nemiche. Arigi e l’ufficiale osservatore furono catturati dalle forze montenegrine ed internati in un campo di prigionia. Le dure condizioni di detenzione ed il carattere indomito di Arigi lo portarono a pianificare un’azione di fuga. Dopo diversi tentativi falliti, nel gennaio 1916, Arigi con altri compagni di sventura, riuscì a evadere dal campo di concentramento, rientrando poi spavaldamente al suo reparto addirittura a bordo di una limousine FIAT abilmente sottratta al Principe Nicola del Montenegro!

Dopo il rocambolesco rientro al reparto di Julius Arigi, l’intera Flik6 fu trasferita presso il campo di volo di Scutari in Albania, mentre la squadriglia di Arigi venne ulteriormente distaccata sul campo di fortuna di Kavaja, nei pressi di Tirana. Le condizioni di vita erano durissime e le stesse azioni operative furono messe a dura prova dalla situazione ambientale, particolarmente malsana e soggetta alla diffusione di endemiche febbri malariche. Da qui Arigi prese contatto per la prima volta con gli aviatori italiani della 34^ Squadriglia “Farman” che, dall’aeroporto di Piskupi, operavano a protezione dello Stretto di Otranto.

Il 22 agosto, la rete di osservazione a terra comunicò al caposquadriglia Oberleutnant Emil Cioll che una formazione di sei Farman MF 11 della 34^ Squadriglia italiana era decollata da Piskupi per attaccare le installazioni portuali della base navale austriaca di Durazzo. Julius Arigi si offrì immediatamente di compiere l’intercettazione dei velivoli nemici in avvicinamento. L’Oberleutnant Cioll negò l’assenso all’involo, in quanto non vi erano ufficiali osservatori disponibili. In base all’assurdo regolamento in uso a quel tempo nell’esercito austro-ungarico, l’osservatore d’aeroplano doveva necessariamente essere un ufficiale che fungeva da capo equipaggio! Ne nacque un violento diverbio, che sfociò in un corollario di minacce di insubordinazione nei riguardi del “ribelle” Arigi. Allorquando la formazione italiana si apprestò a sorvolare il campo di Kavaja in direzione dell’obiettivo di Durazzo, Arigi, contravvenendo al perentorio divieto d’involo, salì ai comandi di un Hansa- Brandemburg C1 insieme al Feldwebel Johann Lasi in qualità di mitragliere osservatore e prese il volo andando incontro al nemico. Intercettata la formazione italiana, in un breve lasso di tempo Arigi e Lasi abbatterono al suolo cinque dei sei Farman della formazione. Un vero trionfo!

Rientrati a terra, i sottufficiali Arigi e Lasi furono accolti dal tripudio dei colleghi, spettatori diretti dell’audace impresa. Ciò nondimeno, il caposquadriglia Cioll inviò un duro rapporto allo Stato Maggiore delle forze aeree a Vienna. La risposta del comando giunse rapidamente, chiedendo conto della ragione per cui non vi fossero ufficiali operativi a bordo. Il tenente Cioll, dopo diversi tentennamenti, fu costretto a telegrafare che: “…al momento dell’azione tutti gli ufficiali erano fisicamente indisposti…”. In conseguenza di ciò, il Comando negò qualsiasi forma di censura riguardo alla “ribellione” di Arigi, prendendo finalmente coscienza dell’assurda disposizione regolamentare.

Dopo questa brillante azione, Arigi si dimostrò sempre più un pilota straordinariamente dotato ed un combattente audace, partecipando all’affondamento di un bastimento italiano nella baia di Valona e all’ulteriore abbattimento di un Farman italiano nel settembre 1916.

Verso la fine del 1916, Julius Arigi fu trasferito sul fronte italiano dell’Isonzo, in forza al Fluggesschwader 1 dotato di velivoli Hansa-Brandemburg D1. Arigi arrivò nel mese di aprile 1917, con il ragguardevole “palmares” di 12 velivoli abbattuti. Durante questa fase operativa, Arigi si distinse anche come valente tecnico collaudatore. Istintivamente portato per la comprensione delle leggi che governano il volo, e pur non avendo attestati accademici, convinse i progettisti aeronautici che il velivolo Hansa-Brandenburg D1 soffriva di una scorretta forma aerodinamica dei piani di coda. I suoi suggerimenti portarono ad una radicale modifica migliorativa che divenne la formula “standard” nei successivi velivoli di produzione e che fruttò al pilota un premio economico di 500 corone offerte dal costruttore! Grazie ai brillanti risultati conseguiti, nella primavera del 1917 venne assegnato alla prestigiosa Flik 41 J (jäger) comandata dal primo asso austriaco, Godwin Brumowski. Il temperamento ribelle di Arigi, in perenne contrasto con il carattere altrettanto difficile del comandante, fece sì che tale assegnazione durasse solamente poche settimane.

Alla costituzione della Flik 55 J, basata a Haidenshaft in Slovenia, Arigi fu assegnato al nuovo reparto, dotato dell’ottimo Albatros DIII con il quale raggiunse subito la 13^ vittoria aerea abbattendo uno SPAD italiano. Nel novembre del 1917, in piena offensiva da Caporetto al Piave, il reparto fu trasferito a Pergine in Valsugana. In breve tempo la Flik 55J divenne il reparto di punta dell’aeronautica Austro-Ungarica, tanto da meritare l’ambito titolo di “Kaiser Staffel”, merito acquisito grazie alla presenza in reparto di Assi di grande prestigio come il comandante Von Maier e l’ungherese Jozsef Kiss. Le doti di carisma e audacia permisero al comandante Von Maier di creare la coesione operativa del reparto, coniugando i personalismi innati dei piloti del tempo con un vero “gioco di squadra” che permise ad Arigi di raggiungere le venticinque vittorie aeree. E’ noto che il comandante ogni mattina interrogasse l’umore “meteorologico” di Julius Arigi per ottenere precise previsioni meteo, scherzando sulla caratteristica del suo profilo sul quale svettava un naso indubbiamente “importante”.

Nell’estate del 1918 Arigi si presentò per la sua ennesima assegnazione al Flik 1 J, ancora una volta a Igalo in Dalmazia, al comando del Oberleutnant Bela Macourek. A quel tempo Julius Arigi era il sottufficiale più decorato dell’esercito Austro-Ungarico. Si racconta che, decorato sul campo dall’imperatore Carlo, fu dal Sovrano invitato a fargli visita alla Corte di Vienna. Arigi accettò l’invito e durante l’incontro privato, l’Imperatore gli propose un incarico ministeriale e la promozione ad Ufficiale per meriti di guerra. Arigi declinò l’offerta chiedendo espressamente al sovrano che gli fosse assegnato il migliore aereo in produzione. L’Imperatore dispose quindi di inviare presso la base di Igalo i primi due esemplari di serie dell’Aviatik DI, matricole 338-01 e 338-02, che giunsero imballati in casse di legno con il nome di Arigi verniciato sull’imballaggio. Con il 338-02 Jiulius Arigi giunse ad abbattere due idrovolanti italiani il 6 agosto, mentre conseguì la 32^ (ed ultima) vittoria aerea confermata a bordo del 338-01.

Al termine del conflitto Julius Arigi tornò alla vita civile. Cercando di mettere a frutto la sua esperienza aviatoria e le sue robuste attitudini tecniche, tentò di intraprendere la creazione di una compagnia di servizio aereo a lungo raggio a Mariebad. In seguito, nel 1935, trovò impiego come pilota collaudatore presso la Wiener Neustadter Flughafen M.B.H., azienda di produzione aereonautica sorta dalle ceneri della Austro- Daimler Werke che divenne poi il maggior stabilimento di produzione in serie del Messerschmitt Bf 109 con la denominazione di Wiener Neustadter Flugzeug Werke G.M.B.H. durante il secondo conflitto mondiale. In seguito all’Anschluss, Jiulius Arigi si arruolò nella Luftwaffe tedesca e, con il grado di Capitano, divenne comandante della scuola di volo caccia di Schwechat, nei pressi di Vienna. Ebbe così modo di formare professionalmente allievi del calibro di Walter Nowotny e Hans Joachim Marseille, trasferendo loro tutto il suo bagaglio di esperienze di combattimento aereo e facendoli diventare grandi assi dell’aviazione tedesca nel secondo conflitto mondiale. Nel secondo dopoguerra, Jiulius Arigi si ritirò nella sua casa di Attersee nell’Alta Austria, ove morì serenamente nel sonno il 1 Agosto 1981 all’età di 85 anni.