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LA MOSTRA PERMANENTE DELLA GRANDE GUERRA IN VALSUGANA E SUL LAGORAI 

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L'esposizione, inaugurata nell’ottobre 2002, ampliata a fine 2005 e radicalmente rinnovata nella forma attuale ad inizio 2016, occupa due volumi spaziali strettamente connessi ma radicalmente diversi. La prima parte si snoda in un ampio e luminoso locale a colonne, dove le vetrine si alternano a pannelli fotografici ed a diorami.

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Immediatamente prima del murale che simbolicamente introduce al grande conflitto che sconvolse l’Europa tra 1914 e 1918, al visitatore viene offerta, quale “prologo risorgimentale”, l’uniforme garibaldina (giacca, berretto, cinturone ed accessori) del “Corpo Volontari Italiani” appartenuta al borghesano Alessandro Spagolla che combattè al confine italo-tirolese nella guerra italo-austro-prussiana del 1866 (la cd “terza guerra per l’indipendenza”).

Articolata in spazi tematici, l’esposizione introduce quindi gradualmente il visitatore alla conoscenza dei vari aspetti, umani e tecnologici, del conflitto. L’ìconografia, rinnovata su pannelli in forex nel corso del 2011, offre immagini dei campi di battaglia e delle distruzioni subite dai paesi della valle affiancandole a scenografie espositive elaborate per illustrare in modo innovativo il progredire dell’ “arte della guerra”: dalle trasformazioni dell’uniforme da combattimento all’evoluzione del copricapo (dal berretto all’elmo metallico), dal modernizzarsi delle armi da fuoco individuali alla ricomparsa delle mazze ferrate negli scontri all’arma bianca. Nelle vetrine compaiono pezzi eccezionali, come i cavalletti italiano ed austriaco per il tiro fisso, i prototipi di “berretto corazzato” che diedero avvio all’evoluzione dell’elmetto metallico o le tristemente famose corazze “Farina”, antesignane dei moderni giubbotti antiproiettile utilizzate dai guastatori italiani. A queste ultime fanno da qualificato contraltare le protezioni corazzate austro-tedesche da sentinella, nelle varianti destinate alla protezione del capo, del busto e del basso ventre.

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Suggestivi diorami illustrano fedelmente differenti prospettive della realtà della guerra, dall’impiego del dispositivo austriaco di lancio per granate da fucile alla routine dei militari annidati in una baracca d’alta quota o rilassati in una trincea ove una mitragliatrice Schwarzlöse, completa di scudo corazzato e spegni fiamma recuperati sul “fronte della Guerra Bianca”, si affianca ad una rara ed eccezionalmente ben conservata attrezzatura meccanico-manuale per il caricamento dei nastri di alimentazione dell’arma. Ariose vetrine ospitano poi fedeli ricostruzioni uniformologiche  realizzate con preziosi materiali originali dell'epoca. Tra queste, va segnalata la nuova vetrina centrale, caratterizzata dal diorama di un’infermeria italiana da campo con annesso centralino telefonico, ove gli allestimenti, le finiture dell’ambientazione, i materiali e le uniformi completamente originali, restituiscono l’atmosfera drammatica e le sofferenze dei nostri avi, di entrambe le parti, in quegli anni lontani.

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Il fante tagliafili della “Compagnia della Morte”, completo in ogni dettaglio di equipaggiamento, dalla pinza tagliafili ad asta brevetto Malfatti montata sul fucile M91 all’elmo Farina pesante, si contrappone così all’austroungarico membro di una “Musketenpatrouille” munito di fucile mitragliatore Madsen e fedelmente ricostruito nel suo equipaggiamento per la guerra in alta quota, mentre ai cimeli di un ufficiale mitragliere italiano, decorato di medaglia d’argento per la riconquista di Cima Manderiolo, ed alla vetrina contenente il busto di un fante della brigata Venezia in equipaggiamento di marcia, fanno da contraltare due rarissime ricostruzioni di ufficiali dei Landesschutzen e dei Reitende Tiroler Landesschutzen. dell’armata imperiale. Altri spazi accolgono pezzi importanti come i ricordi di guerra dell’irredentista trentino Mario Scotoni che affiancano le ricostruzioni uniformologiche del dr Franz Erhart, sottotenente medico (Artz) dei Tiroler Kaiserjager del quale è esposto il corredo originale.

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Non potevano poi mancare la rievocazione delle rinomate “Sturmtruppen”, le truppe d’assalto imperiali, e dei bersaglieri italiani che combatterono a Carzano nel settembre 1917: due vetrina propongono infatti rarissimi materiali ed equipaggiamenti originali di questi corpi d’elite, cui si aggiunge una bicicletta da bersagliere con l’apposito sistema di trasporto del moschetto. Alla bomba a mano, che nel 1914-1918 visse il suo momento di gloria, è dedicata un’ampia vetrina tematica dinnanzi alla quale il visitatore ha modo di rendersi conto dell’abilità umana a realizzare strumenti di morte dal funzionamento più vario. Accanto alle granate è inoltre esposto un rarissimo dispositivo lanciarazzi da fucile, montato (come da testimonianze fotografiche d’epoca) su di un Alpenstock e due altri lanciarazzi a revolver ed a strappo allarmatoAltrettanto curati risultano i pannelli delle armi lunghe e corte utilizzate dai contendenti durante il conflitto, tra le quali spiccano una rara pistola mitragliatrice “Villar-Perosa mod. 1915” ed un ancor più raro moschetto austriaco M95 munito di ottica di precisione rinvenuta alle pendici del monte Ortigara. Una menzione particolare merita lo "Spazio Monelli", due ricche vetrine che accolgono da un lato la fedele ricostruzione uniformologica, in materiali originali, di un ufficiale degli alpini del 1917 e dall’altro i cimeli di guerra del famoso giornalista-scrittore, ufficiale del battaglione Val Cismon, al quale il museo ha dedicato nel 2008 una mostra ed un catalogo fotografico che hanno riscosso risonanza nazionale.

Il primo ambiente espositivo è dominato dalle imponenti bacheche a muro ospitanti due preziosi stendardi da poco concessi all’esposizione dalla Fondazione Museo Storico del Trentino: la bandiera giallo-nera, con aquila imperiale intessuta in canutiglia dorata, intitolata all’Arciduca Alberto d’Asburgo nel 1876 dalla sezione di Rovereto della Società Militari - Veterani della guerra del 1866 e la bandiera tricolore da combattimento con stemma sabaudo sormontato da corona donata dalle donne trentine d’Italia al Municipio di Trento nell’immediato dopo guerra.

Nel 2015 è stata allestita una vetrina dedicata alla cavalleria, un’arma che nella grande guerra conobbe il suo tramonto: sullo sfondo di un pannello fotografico illustrante la prima entrata degli italiani in Borgo (9 giugno 1915), sono esposte le uniformi complete e gli equipaggiamenti di un ufficiale italiano dei cavalleggeri di Treviso (proprio il reparto raffigurato nell’immagine-sfondo) e di un ulano (lanciere) austriaco del quale ultimo sono visibili sia il copricapo in panno rosso (bustina), sia la caratteristica Chapka coperta a scopo mimetico da una tela cerata.

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La mostra è stata aggiornata nel 2016 con alcune importanti novità, come lo stendardo tricolore con stemma sabaudo sormontato da corona, donato dalla città di Prato al Comune di Borgo Valsugana a seguito del gemellaggio celebrato nell’immediato dopo guerra (1921). Un’acquisizione eccezionale, recentissima, è il fondo “Generale Gabriele Nasci” (ufficiale degli alpini, comandante del btg Feltre, durante la grande guerra e generale comandante del Corpo di spedizione Italiano in Russia (CSIR) nella seconda guerra mondiale), che comprende un incredibile assortimento di rare decorazioni nonché cimeli personali dell’alto ufficiale come la sciabola ed il copricapo da parata. Novità del 2016 sono anche l’allestimento di una vetrina dedicata alle truppe alpine, che propone uniforme e equipaggiamento originali di un alpino del btg Valbrenta, e le modifiche apportate alla vetrina del volontario tagliafili italiano, nella quale è stato introdotto l’eccezionale reperto consistente nella “lancia tagliareticolati mod. Malfatti” nella versione inastabile sul fucile M91. La versione ad asta della cesoia è inserita attualmente nella ricca vetrina dedicata alle corazzature individuali. Arricchita è pure la parte faleristica dell’esposizione, che può ora contare sulle decorazioni di guerra dell’ufficiale austroungarico, nativo di Borgo, Giuseppe barone Hippoliti e della consorte, nonché sulle medaglie al valore ricevute da ufficiali e soldati italiani a seguito dei combattimenti di Valsugana e sul lagorai nel ’15-’17.

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Un cenno a parte merita lo spazio dedicato all’aviazione durante la grande guerra nel settore Valsugana: una vetrina propone la tenuta di volo originale di un pilota imperiale, assieme alle decorazioni conseguite dall’asso ungherese Josef Kiss (che operò in Valsugana con base all’aeroporto del Cirè di Pergine, morendo nel maggio 1918 quando il suo caccia venne abbattuto in combattimento da aviatori inglesi sopra il Monte Coppolo).

La seconda parte della mostra si sviluppa in un ambiente completamente diverso: laddove, nel vecchio mulino, entrava l’acqua del Brenta per fornire alle macine la forza motrice, i diversi piani di calpestio scandiscono tre differenti spazi. Un diorama a grandezza naturale ricostruisce una trincea austriaca e l’antistante sbarramento di reticolato, mentre la volta vetrata dell’ex canale di scarico ci mostra uno scorcio di tunnel italiano con le inerenti attrezzature di scavo; un secondo spazio accoglie pannelli di medaglistica e decorazioni, tra le quali ultime spicca un originale e rarissimo “Ordine di Maria Teresa” conferito all’ufficiale ungherese Arpad Taby. Una bacheca intera è dedicata ai cimeli recentemente concessi dai discendenti del sergente alpino Antonio Boldo, del battaglione Feltre, eroicamente caduto a Spera di Valsugana il 24 maggio 1916 e decorato con medaglia di bronzo al valor militare.

Quest’area fornisce al bisogno la platea per la fruizione di supporti didattici multimediali, mentre sotto alla balaustra, insieme ad un rarissimo "cannocchiale d'assedio" dell'artiglieria italiana completo di ogni accessorio, risaltano tre interessanti pezzi d'artiglieria austroungarici, un cannone da 8 cm, modello M5/8, un lanciabombe (Luftminenwerfer) da 12 cm, e l’ultimo arrivo: un cannone austriaco da montagna da 7 cm con bocca da fuoco in bronzo, proveniente dal Museo della Guerra di Rovereto e riportato da ASCVOT alla piena dignità espositiva.

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Un ulteriore prezioso contributo documentario è offerto al visitatore da un nuovo monitor da 32" posto a fine sala, ove, a completamento dell’eccezionale offerta iconografica del museo, ruotano numerose immagini riferite ai combattimenti terrestri e nei cieli della Valsugana.

Una targa sulla sinistra, all’ingresso di questa sezione, ricorda la visita di una altissima rappresentanza dell’aviazione militare ungherese per commemorare  il già citato asso dell’aviazione austroungarica Josef Kiss, la cui divisa ha fatto per anni parte delle collezioni del Museo. Alcuni pannelli fotografici con immagini d’epoca in buona parte inedite o poco conosciute illustrano la parabola bellica del pilota ungherese.

Per la qualità dei materiali offerti in visione, per i criteri espositivi e per l’impostazione didattica generale, l’esposizione permanente all’ex Mulino Spagolla rappresenta un unicum nel panorama museale dell’area a cavallo del confine veneto-trentino, in grado di coinvolgere e soddisfare sia l’inesperto visitatore occasionale che l’esigente collezionista.